Malcom Tommasini, una cintura nera tra gli amatori

Malcom Tommasini, una cintura nera tra gli amatori

E’ un creativo, uno a cui piace sperimentare sia sul lavoro che tra le sue passioni. Malcom Tommasini, grafico pubblicitario,  sa che la vita deve essere semplice e allo stesso tempo creativa, che la mente va sempre allenata per produrre idee che non siano frutto di stereotipi. Anche nello sport. Idee che ha sempre coltivato fin dalla tenera età e ha messo in pratica nello sport: all’età di 5 anni conosce il calcio, una disciplina la cui essenza, considerato che al tempo non c’erano competizioni ma solo allenamenti, non lo stimolava particolarmente tanto di decidere di partecipare, contemporaneamente, a una disciplina che poi lo forgerà sia da un punto di vista fisico che umano, il karate.

Arriva a guadagnare, a 12 anni, la cintura nera, ma per avanzare ancora di livello avrebbe dovuto attendere ancora qualche anno. Per questo decide di dedicarsi solo al calcio. Il percorso delle arti marziali, però,  gli da autostima e consapevolezza, caratteristiche che lo maturano e gli danno quel valore aggiunto affinchè le sue prestazioni calcistiche diventino sempre più performanti. La concentrazione, la rapidità nei movimenti, annusare il colpo dell’avversario prima che lo sferri, lo aiutano nel suo ruolo tanto che, dopo un ottimo cammino nelle giovanili, raggiunge la Promozione col Sarone Calcio. Malcom, dopo le esperienze nei dilettanti passa sulla sponda amatoriale e sposa la causa degli am.Palse (Porcia) dove rimane per tre anni. Poi uno stop. La creazione di una famiglia, i primi impegni lavorativi, lo allontanano dal calcio per qualche anno. La passione però è forte, una sorta di richiamo della foresta, per cui Malcom rientra nel calcio amatoriale col Budoia Pedemontana. Da allora quella maglia è diventata una seconda pelle, un motivo d’orgoglio.

Malcom, tu sei un portiere. Come vivi questo ruolo tenendo presente che l’errore del portiere, rispetto ad esempio a quello dell’attaccante, viene considerato con un peso diverso? 

“È un  ruolo difficile, molto difficile! Tante volte l’errore del portiere non viene perdonato, c’è più responsabilità ma è anche vero che, quando invece ti capita di metterci la pezza, l’adrenalina e l’emozione ti fanno brillare il cuore. Se consideriamo che per segnare i gol ci sono potenzialmente dieci persone, mentre per parare i tiri degli avversari c’è solo uno, è facile capire come il portiere si senta addosso un peso maggiore. Negli anni ho imparato  a metabolizzare l’errore e dargli la giusta importanza per non incappare di nuovo in situazioni analoghe. Ora che, oltre che giocatore sono anche dirigente, spesso lascio l’amaro in bocca da parte per pensare a problematiche più ampie, che riguardano non solo il singolo, ma di tutta la squadra. Poi, se vogliamo metterci un pizzico ironico, alle volte mi appaiono nei social network i video delle papere commesse dai professionisti. Il fatto che gli errori ci sono anche ad altissimi livelli, stabilisce il fatto che non siamo macchine e che l’errore fa parte del gioco, in tutti i sensi”!

Quando parti per un viaggio, cos’è la prima cosa che metti in valigia? 

“Non sono una persona che viaggia molto ahimè, ma negli ultimi anni ho scoperto lo snorkeling, dunque direi costume e maschera”!

Hai un portiere che ti ha ispirato? 

“Sono un nostalgico del calcio e i miei riferimenti sono i numeri uno del passato! Da bambino non ero un portiere, (ci sono capitato a undici anni in questo ruolo), direi dunque il Walterone Zenga e il buon Tacconi, ma crescendo apprezzavo davvero molto figure come Pagliuca e Peruzzi e come il meno noto Matteo Sereni. Un altro nome che non si può dimenticare è il tedesco Oliver Kahn…impressionante”!

Quest’anno sei stato segnalato anche nei top 11 del tuo campionato. Una menzione del genere che sensazioni produce?

Quando capita questo merito, si è davvero entusiasti. Significa che anche dalla squadra avversaria c’è stata ammirazione per la tua prestazione! E l’emozione è doppia: gli hai messo il bastone tra le ruote e te lo hanno pure riconosciuto”!

Come avete vissuto gli anni della pandemia?

“La nostra realtà è il frutto di una fusione balzata in testa verso la fine della stagione 19/20. Eravamo due realtà che condividevano i problemi comuni (come tante), e abbiamo, con tutti i dubbi del caso, unito le forze. Peccato che per quasi due stagioni (sappiamo tutti com’è andata con la pandemia), dove non c’è stata la possibilità di “fare spogliatoio” . Mancanza che ha reso incerto la continuazione nel campionato amatoriale. Ma non mi andava di mollare e, insieme agli altri dirigenti,  ci siamo rimboccati le maniche cercando nuovi innesti che ci hanno permesso di ripartire“.

Parliamo della tua squadra, il Rapid Pedemontana. Mi sembra che, rispetto alla passata stagione, ci siano stati parecchi miglioramenti. Cos’è cambiato? 

“Le scelte e gli sforzi di cui parlavo prima sono stati vincenti. Durante il campionato il gruppo ha cominciato ad essere coeso e stare bene assieme sia dentro che fuori dal campo. Possiamo dire che la passata stagione è stato il rodaggio che ci ha permesso di esprimere qualcosa in più quest’anno. Vero è, dall’altra parte, che il girone Divisione oro, è stato davvero molto equilibrato. Poteva capitare benissimo di mettere in difficoltà squadre forti e più in alto di te in classifica, come poteva succedere il contrario. Senz’altro questo dimostra che ogni partita ha la sua storia, ma siamo comunque felici anche perché, le battute finali del campionato, ci hanno premiato anche grazie alla Coppa Amatori, dove addirittura ci troviamo al primo posto nell’area PN”.

Anche se in campo amatoriale l’obiettivo è divertimento  e aggregazione, ogni team si prefigge una meta. Qual’è la vostra?

“Non nascondo che vincere un trofeo è nelle ambizioni di tutti, ma restiamo concentranti nel migliorare i difetti che abbiamo. Giochiamo una partita alla volta, anche perché il nostro primo scopo è veramente quello di stare assieme per dare quattro calci ad un pallone e divertirsi in un gruppo che non ha protagonisti. Poi i risultati o i riconoscimenti, se arriveranno, faranno senz’altro piacere e onore alla passione che tutti mettiamo”.

Tu ti occupi professionalmente anche di siti web. Come giudichi i contenuti del portale della Lcfc?

“Sì una parte del mio lavoro comprende anche progettazione e sviluppo di siti internet, ma mi occupo anche della buona e vecchia carta stampata! Il portale della Lega, assieme a tutto quello che riguarda l’organizzazione informatica è senz’altro un fiore all’occhiello più che invidiabile. È davvero molto apprezzato anche tutto quello che fate per cercare di coinvolgere le persone, gli articoli delle singole gare, gli approfondimenti e anche le interviste come questa, credo siano gradite da tutti. Siamo  tutti protagonisti, è giusto valorizzare chi si impegna a vivere uno spirito agonistico che vuole mantenere saldi quei valori che nel calcio professionistico di oggi ahimè, sono un abbaglio”.

Nelle idee della Lcfc, nel cassetto, c’è anche il progetto del Fantacollinare. Un gioco basato non sulle prestazioni dei giocatori ma su quelle delle squadre. Secondo te avrebbe riscontro tra i tesserati questa idea?

“È senz’altro un’idea allettante. Non sono un esperto di Fantacalcio, ma senz’altro se sviluppata bene potrebbe essere un plus non da poco, anche per cercare di coinvolgere i tesserati a conoscere maggiormente tutti i campionato che LCFC organizza…e sono davvero tanti”!

Siamo in chiusura, vuoi esprimere ancora qualche concetto?

“Solo un grande ringraziamento a tutti i responsabili, consiglieri e le persone che ruotano intorno all’associazione LCFC. Un grazie di cuore per permettere a tutti noi di calcare quel magico rettangolo di gioco”!

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