Archivi categoria: I protagonisti

Spesso la percezione che si ha di una persona ne condiziona i rapporti, può dare un idea sbagliata di quello che realmente è. L’apparenza non sempre corrisponde alla realtà e il giudizio su di essa è costruito secondo dei pregiudizi, delle forme mentali che noi abbiamo assimilato negli anni. Anche quando vediamo arrivare un direttore di gara. Magari ci sembra burbero, autoritario mentre in realtà è solo una maschera che il ruolo impone.

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E’ un consulente in ambito industriale, persona che identifica eventuali problemi, proponendo delle soluzioni atte a ottimizzare rendimento ed efficienza delle aziende. Quando però arriva nella sua squadra si toglie il vestito di “consigliere” e indossa quello di dirigente perchè  – come lui afferma –  siamo un gruppo talmente anarchico e sregolato che se provassi a dargli un impronta professionale mi manderebbero a quel paese… Stiamo parlando di Ivo Piasentier, giocatore che ha calcato per tantissimi anni i palcoscenici amatoriali della  Lcfc ma che oggi è costretto al  palo per qualche acciacco fisico di troppo. Problemi che lo hanno indotto ad appendere le scarpe al chiodo, ma non ad abbandonare i campi di gioco, ora frequentati come dirigente. La passione, la voglia di stare con gli amici di un tempo, sono delle spinte emotive che non si sopiscono, soprattutto se il gruppo è coeso anche fuori dal rettangolo verde.

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E’ uno sportivo a tutti gli effetti. Oltre ad arbitrare, si diletta anche nel ciclismo e nel  running, discipline che forse lo aiutano a togliersi le ansie  della quotidianità, a stare all’aria aperta, a vivere meglio la natura. Oltre a porsi degli obiettivi personali per migliorare le sue performance, è anche un modo, mentre si corre, di pensare a se stessi, magari pianificare le attività del domani, cercando nel contempo di mantenere una discreta forma psico fisica. Anche dopo i 40 anni. Stiamo parlando di Filippo Bersan che, dopo vari infortuni, ha preso la difficile decisione di abbandonare il calcio giocato. Tuttavia non voleva lasciare quelle emozioni che un rettangolo di gioco può regalare, gli mancava il “profumo dell’erba”, il confronto con altre persone. Dopo aver provato ad dirigere in qualche torneo estivo, ha capito che arbitrare poteva essere un opportunità per affrontare una nuova sfida e nel contempo praticare attività fisica e si è rimesso in gioco.

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E’ la figura storica del Quartiere Primo Maggio, formazione di Fiume Veneto che calca i palcoscenici amatoriali da più di 30 anni. La sua passione indelebile è il motore che gli permette di andare avanti, di rinnovarsi, di credere ancora che il calcio sia un bel momento di aggregazione. Stiamo parlando di Emanuele Morassut, detto il “pres”, presidente del sodalizio pordenonese che da oltre 50 anni promuove il calcio amatoriale, da quando gli amici del bar sfidavano, in partite amichevoli, le frazioni vicine o partecipavano ai tornei di paese. Lui era li, presente. Forse da quegli incontri, da quelle amicizie, è nata la voglia di creare qualcosa di durevole, un progetto che abbia una sua identità e sia un punto di riferimento per gli abitanti del quartiere. Una idea che ha preso piede diventando una solida realtà.

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Chiara Chiapolino

Talvolta i giocatori di calcio possono apparire un pò capricciosi, a seconda delle occasioni manifestano umori mutevoli, magari “puntano i piedi” per cercare di ottenere qualche risultato. E per un arbitro, gestire oltre 22 giocatori, è come amministrare una classe di studenti, dal più disciplinato al più “discolo”. Bisogna coniugare pazienza e autorevolezza, bisogna lasciare correre sulle piccole cose ma non sorvolare su episodi più gravi.

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A Gradisca si sogna in grande. L’obiettivo non è vincere a tutti i costi ma creare una realtà solida che…

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Raffaele Liguori si avvicina all’arbitraggio quasi per caso. Seguendo il figlio, che giocava in una squadra amatoriale, apprende che c’è la possibilità di diventare arbitro.  L’idea gli piace, lo stuzzica, è un modo per mettersi in gioco, per conoscere altre persone, una opportunità per misurare le proprie capacità emotive, confrontarsi in una sfida dove spesso bisogna disinnescare conflitti dialettici tra le parti. Si iscrive ai corsi della Lcfc, supera l’esame e si getta nel variopinto mondo degli amatori dove Raffaele si scopre persona affabile che cerca, anche nel post partita, con gentilezza e cortesia, di spiegare le sue decisioni.  

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Gli inizi sono nei dilettanti dove difende i colori di Itala San Marco, Mariano e Sovodnje. In giovane età però è costretto a mollare il calcio causa la rottura dei legamenti crociati di entrambe le ginocchia. Quegli infortuni, che avrebbero demoralizzato  psicologicamente molte persone, forse hanno dato una forza inaspettata a Igor Cescutti, capace di rialzarsi e riprendere in mano la sua vita sportiva. La fatica e il sudore messo in campo per ritornare a competere, per credere di nuovo nelle sue capacità, probabilmente gli hanno fatto percepire che lo sport deve essere vissuto con gioia, senza porsi grandi aspettative.

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Bruno  Colli si affaccia al  mondo arbitrale della Lcfc una decina d’anni fa. Quasi per caso. L’ambiente lo stimola, gli crea belle sensazioni. E’ un modo per mettersi alla prova, per testare le sue capacità di relazione, abilità che ha allenato per tutto l’arco lavorativo in una grande azienda di comunicazione.

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In un periodo in cui assumersi delle responsabilità diventa impegnativo, ci sono dei giovani che credono negli ideali, sono convinti che le loro azioni possano portare una ventata di freschezza e novità. Anche nello sport. E’ il caso di Federico Benedet, 22 enne presidente della Gioventù Maniaghese, un’associazione di giovani che si articola anche oltre il  calcio e il cui scopo è riqualificare il tempo libero e gli spazi ad esso destinati per i ragazzi del territorio.

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L’arbitro, un uomo che fischia e spesso è fischiato, difficilmente riceve degli applausi, ma lui c’è. Sempre! Pronto a gettare…

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Da poco si è seduto sulla tolda di comando del Varmo c5 ma ha già un idea chiara di come condurre l’Associazione. Alex Scaini, 46 anni,  sposato con due figli, sa che il compito porta delle responsabilità, obblighi che non gli pesano ma lo stimolano a lasciare una sua impronta. D’altronde, essendo uno degli “anziani” del gruppo, nel tempo ha acquisito esperienza, competenze e credibilità,  dimostrandosi nel contempo propositivo e dedito alla causa. Insomma una sorta di faro da seguire la cui luce cerca di indicare la strada da seguire ai componenti più giovani. Lo abbiamo intervistato:

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Lo sport è la passione che accompagna la sua vita. Un esistenza sportiva che ha vissuto come calciatore tra i dilettanti della FIGC per poi passare, nel 2005, sulla sponda amatoriale con la squadra del paese, il Real Prodolone. Ora, ai box come giocatore dal 2015, ricopre un ruolo esclusivamente dirigenziale ma la sua voglia di mettersi in gioco, di lottare per qualche obiettivo non è scomparsa.  E’ la storia di Pier Francesco Fogolin, classe 82, un uomo che si definisce moderato, che sa capire quando si rischia di cadere negli eccessi (sportivi in questo caso)  e cerca di prodigarsi per dare un identità precisa alle sua squadra. Forse il suo lavoro di contabile lo ha reso attento anche ai piccoli dettagli, lo ha plasmato verso un attenzione che porta anche in un team che vuole essere organizzato in ogni settore, dal campo ai social.

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Marco Cavallo, ormai alle porte dei 59 anni, gioca a pallone da quando ne aveva 11. Della sua giovinezza calcistica ricorda ancora le partitelle nelle piazzette dove 4 sassi e una maglietta delimitavano i pali delle porte e la partita finiva quando chi portava il pallone doveva andarsene a casa. Racconta  di non essere mai stato un fenomeno ma di essersi comunque divertito in squadrette di seconda categoria per poi passare, in età matura, sulla sponda amatoriale. I suoi ricordi vanno subito ai vecchi amici del Canarino per poi transitarli verso quella compagine di cui ha vestito la maglia fino allo scorso anno, i Veterani.  Una compagine che gli ha offerto la  possibilità di conoscere tante splendide persone con le quali ha  condiviso episodi indimenticabili.

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Fabrizio Vidal è una persona a cui è sempre piaciuto lo sport. Ama il calcio, gli sport motoristici come F1 e moto GP, tutte discipline che gli danno stimoli ed emozioni. In particolare il calcio, materia in cui ha deciso di applicarsi prima come calciatore e poi come arbitro. Il suo ruolo iniziale, il portiere, gli ha insegnato, oltre a difendere la porta, a parare le critiche, a prendere decisioni improvvise, a leggere la partita in modo asettico. Situazioni che poi ha travasato nell’arbitraggio, ruolo che ha deciso di assumere per capire il calcio da un’altra prospettiva o forse per far valorizzare alcune sue caratteristiche quali la forza nell’affrontare situazioni complesse. Ma Fabrizio è una persona che vuole contribuire anche a far crescere il gruppo degli arbitri e, spesso, nei momenti di difficoltà, mette al servizio della causa passione e tempo. Lo abbiamo intervistato:

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Jalmicco sul tetto d’Italia. Inizialmente era una bella suggestione, forse una speranza che, risultato dopo risultato, si è materializzata. Un…

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La Danieli ha affrontato i campionati nazionali di categoria con grande determinazione, riuscendo a compiere un impresa che rimarrà negli annali. Lo scudetto è merito anche di mister Fabio Burlon che, avendo a disposizione una rosa con grandi personalità, ha saputo trovare il connubio tra comunicazione, tattica e passione. La sua gestione parte da lontano, la sua lungimiranza e sagacia organizzativa, ha dato quel tocco in più ad una squadra che già nel campionato Amatori della Lcfc aveva fatto vedere il suo valore. Finiti i festeggiamenti, rientrato a Udine, gli abbiamo chiesto come ha vissuto questa avventura.

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Il triplice fischio dell’epilogo regala allo Jalmicco lo scudetto nazionale targato Libertas. Le emozioni  di fine gara sono palpabili, si…

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