Tessere Libertas 2019: costi e coperture assicurative

Dal 1° febbraio 2019 sono attive le nuove coperture assicurative collegate alle tessere Libertas.

Nel prospetto seguente sono indicate le coperture, le franchigie e i prezzi. Sono evidenziati in verde i miglioramenti e in rosso i peggioramenti.

Una buona notizia è che non solo il costo della tessera obbligatoria A1 è rimasto invariato, ma soprattutto che sono aumentate le garanzie e abbassate franchigie.

È invece aumentato il costo delle tessere facoltative B1 e C1, ma sono migliorate sensibilmente tutte le coperture e sono state abbassate alcune franchigie.

Defibrillatore: come comportarsi

In relazione alle richieste di chiarimenti delle associazioni cerchiamo di spiegare in sintesi quelli che sono i diritti e doveri delle Associazioni in tema di defibrillatore.

Obbligo del defibrillatore inderogabile.

Norme di legge prevedono che le associazioni debbano assicurare per tutta la durata della gara la presenza di una persona abilitata all’uso di un defibrillatore, strumento che deve essere presente nell’impianto sportivo sempre per tutta la durata delle gara. Tale disciplina deve essere applicata su tutto il territorio nazionale senza deroghe e/o limitazioni. Ciò significa che non hanno valore eventuali norme di Associazioni, Enti, Federazioni che si propongano di affievolire detti obblighi normativi.

Posizione della LCFC

Con il nuovo articolo 23 bis del regolamento attività il Consiglio direttivo della LCFC ha inteso indicare i comportamenti da tenere in caso di mancanza di defibrillatore o di assenza di persona abilitata all’uso durante la gara.
Ma andiamo per gradi.
Per consentire alle associazioni di sapere se l’impianto sportivo è dotato di defibrillatore, è stato inserito nell’area personale di ogni associazione un apposito form, da compilare al momento dell’iscrizione, per specificare se l’impianto è dotato di defibrillatore.
Altro form consente di indicare chi dei propri soci è abilitato all’uso di defibrillatore e la scadenza della relativa abilitazione.
È opportuno ricordare che la non veritiera compilazione di tale form è sanzionabile ai sensi dell’art. 139 RD.
La LCFC ha ritenuto di non inserire nelle stagioni 2017/8 e 2018/9 disposizioni regolamentari che aggravino, da un punto di vista sportivo, gli obblighi di legge.
Ciò sta a significare in caso di mancanza di defibrillatore o di persona abilitata all’uso l’associazione prima nominata non potrà subire alcuna sanzione, come la perdita dalla gara.
Ma se l’associazione seconda nominata non intendesse disputare la gara a causa della mancanza di defibrillatore o di persona abilitata all’uso, lo può fare? Senz’altro si. Dovrà farlo presente all’arbitro che lo riporterà nel referto.
In tal caso la partita sarà da ripetere in una struttura sportiva dotata di defibrillatore, senza alcuna conseguenza per le squadre, se non quella a carico della prima nominata di pagare le spese di noleggio della struttura sportiva.
Consigliamo pertanto a tutte le associazioni di verificare prima dell’inizio della gara che ci sia un defibrillatore nell’impianto sportivo.

Modificato il Decreto Balduzzi! Escluse responsabilità a carico dei presidenti di associazioni non gestrici di impianti

Oggi 29 giugno 2017, a doppia firma del Ministro dello Sport Lotti e del ministro della Salute Lorenzin, è stato emesso il Decreto Ministeriale attuativo del cosiddetto “Decreto Balduzzi” che decorrerà dal 1° luglio 2017.

Il nuovo decreto presenta le seguenti importanti novità che ci riguardano.
1) L’obbligo di dotarsi di defibrillatore è stato posto a carico del gestore dell’impianto e non più dell’associazione sportiva. Si specifica che l’associazione è gestrice in caso di convenzione con il Comune proprietario della struttura sportiva.
2) L’obbligo della presenza di un defibrillatore in ogni impianto sportivo.
3) L’obbligo della presenza in ogni gara di personale formato per l’utilizzo di defibrillatore. Sono quindi esclusi gli allenamenti.

Ringraziamo la Presidente Debora Serracchiani, l’assessore Gianni Torrenti e il Presidente del CONI regionale Giorgio Brandolin per l’impegno profuso e l’eccellente risultato ottenuto.

Non mi gioco il cuore

Il Comune di Gemona del Friuli, nell’ambito del progetto “Gemona Città dello Sport e del Benstare”, patrocina per giovedì 6 giugno alle ore 20.30 presso la Sala conferenze dell’Hotel Willy di Gemona del Friuli, l’incontro formativo dal titolo: “NON MI GIOCO IL CUORE”, dove si parlerà di primo soccorso, dell’obbligatorietà del defibrillatore e delle recenti modifiche legislative introdotte.

Lo sport deve essere un piacere praticarlo e non un mezzo per morire!!

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Eccoci qua di nuovo a scrivere, sul nostro amato blog, un nuovo articolo, dopo le vacanze di Pasqua trascorse con parenti e/o famigliari, nella nostra amata regione o altrove.

L’argomento dell’articolo di oggi è la salute in sintonia con lo sport.

La salute è l’autonomia di ogni essere umano, come le batterie al litio di notebook, tablet e smartphone, se preservata con molta cura e attenzione ci permette di vivere a lungo e di raggiungere il traguardo del centenario della nostra nascita insieme ai nostri cari.

L’idea della stesura di questo articolo, mi è venuta un giorno della settimana antecedente le vacanze pasquali, quando sulla gazzetta prima e sulla pagina facebook della nostra lega poi, ho letto l’articolo riguardante la vicenda che ha visto coinvolto, il giocatore del Livorno, Piermario Morosini, in particolare su chi e come doveva usare il defibrillatore, che poteva forse salvare una vita umana. Scorrendo l’articolo si legge che erano presenti ben 4 medici qualificati e che erano in grado quindi di poter usare quel macchinario che come si dice in friulano: “al permet di no fa laa di che ate bande il malaat”. Voi cari naviganti di internet in merito a questa vicenda che ne pensate???

Secondo me in Italia non c’è stata una presa di posizione su chi deve usare i defribrillatori nei campi di gioco, secondo me tutti dovrebbero seguire dei corsi inerenti a questa tematica, e quindi deve essere presente almeno uno per ogni campo di gioco, che può essere un dirigente, un arbitro, un medico; anche la nostra Lega ne ha fatti diversi di cui uno l’ho potuto seguire in prima persona, e devo dire che è stato molto utile in quanto, gli addetti della croce rossa hanno preparato una lezione altamente professionale sulle tematiche del primo soccorso, sia a livello teorico e sia a livello pratico, facendo provare a noi partecipanti come ci si doveva comportare in determinate situazioni.

Un’altra riflessione nasce dal fatto che chiunque, arbitri o atleti che praticano questo sport sia a livello amatoriale, dilettantistico e professionistico minimo una volta all’anno sono sottoposti alle visite mediche, e quindi dovrebbero emergere eventuali anomalie. Secondo me, bisognerebbe sottoporre gli atleti a più visite nell’arco dell’anno e in una di queste stilare il certificato di idoneità sportiva, in modo da monitorare la salute e tutto ciò che è legato, e a mio avviso se è fatto con rigore può portare a limitare questi casi. Poi si sa il destino a volte gioca brutti scherzi.

Un’altro fattore per fare una buona attività sportiva è da ricercare nello stile di vita e nella dieta di ogni sportivo, è chiaro che una dieta equilibrata può se non altro minimizzare i problemi cardiaci o di salute…

Lo sport può essere un’alleato nel mantenere una vita sana e in forma, ma se usato in modo inappropriato può essere un nemico e purtroppo in certi casi anche letale

Voi sportivi e amanti del calcio che ne pensate, vorreste che la Lega programmasse diversi corsi dedicati a queste tematiche e rivolte a tutti e in particolare riproponesse il corso effettuato con la collaborazione della Croce Rossa come ho scritto nelle righe sopra?!?

Lo sport deve essere un piacere praticarlo sia a livello individuale, quindi star bene dal punto di vista fisico, che in compagnia,  e non un mezzo per morire!! [cit. personale]

A.Bertossi

Proposta Visita Oculistica presso Mediars

Spett.le LEGA CALCIO FRIULI COLLINARE-LCFC

 

Vi informiamo che durante i mesi di febbraio e marzo la struttura sanitaria privata MediArs di Pradamano, propone l’opportunità di effettuare la visita oculistica con la qualità di sempre al prezzo di 49,00€.

 

Per maggiori informazioni e prenotazioni potete rivolgerVi alla segreteria di Mediars dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 19.30.

In allegato il volantino informativo, con preghiera di diffusione a chi può essere interessato.

 

Cordialmente,

 

MEDIARS SRL

Tel.: 0432 670013 – [email protected]www.mediars.it

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A 5 min. dall’uscita A23 e Tangenziale Ovest (SS56), a meno di 15 min. dal centro di Udine (SP37)

Il fai da te e le lesioni muscolari…No medico? Ahi, Ahi

 

 

L’infortunio muscolare costituisce, a qualsiasi livello competitivo, un evento giustamente molto temuto dal calciatore. Le statistiche infatti parlano chiaro: circa il 70 % degli infortuni  nel calcio appartiene a questa categoria. Cerchiamo di chiarire alcuni punti:

 

Come può avvenire una lesione muscolare? Esistono due meccanismi principali: trauma diretto (ad esempio, la classica ginocchiata sulla coscia) e trauma da allungamento eccessivo, specie nella situazione in cui il muscolo si contrae “frenando” (ad esempio, ammortizzando l’atterraggio dopo un colpo di testa).

Nel calcio il muscoli più colpiti sono nell’ordine: bicipite femorale (“parte posteriore della coscia”), adduttori (“interno coscia”), tricipite surale (“polpaccio”), retto femorale (“parte anteriore della coscia”).

Cosa succede? Una parte più o meno estesa delle fibre muscolari che costituiscono il ventre del muscolo si “rompe”. Questo causa immediato dolore, difficoltà più o meno marcata ad eseguire i normali movimenti, e spesso un ematoma dovuto alla fuoriuscita di sangue dalle fibre muscolari che si sono rotte.

Esistono diversi gradi nella gravità della lesione, in base a quanta parte del muscolo è stata interessata (lesione di primo grado, secondo grado, terzo grado e rottura completa). Nel caso delle contratture, invece, non avviene nulla di tutto ciò: al contrario, molto spesso dopo la fine dell’attività fisica, ed in modo piuttosto graduale, il muscolo tende a contrarsi provocando dolore. Ma questo muscolo non presenta lesioni. Confondere lesioni con contratture può essere la prima causa di errori diagnostici e terapeutici.

Cosa fare? La cosa più saggia è certamente interrompere l’attività, qualsiasi sia la gravità presunta dell’infortunio. Nell’immediato giovano misure generiche quali l’applicazione di ghiaccio, la compressione e l’elevazione dell’arto. Se si notano fin da subito un grande ematoma e un’importante difficoltà nei movimenti, occorre recarsi al più vicino pronto soccorso, dal momento che potrebbe essere necessaria l’aspirazione del sangue, ed in casi estremi la sutura della lesione. Fortunatamente questi casi sono rarissimi, e di solito l’atleta  tende a sottovalutare il problema, commettendo però una sorta d’ingenuità. Infatti spesso, soprattutto nelle categorie dilettantistiche e amatoriali, vi è l’abitudine di “autogestire” il problema. Questo atteggiamento, talvolta supportato dall’intervento di figure che si sostituiscono al medico “suggerendo” una soluzione più o meno adeguata, porta il più delle volte ad un rientro in campo fortemente anticipato, con conseguente quasi ovvia recidiva della lesione e stop ulteriormente prolungato a data da destinarsi.

La scelta più conveniente per il calciatore e per la squadra è fare in modo che, nei giorni immediatamente successivi all’infortunio, si ottenga una diagnosi medica sia clinica che ecografica. Solo in questo modo si possono stabilire la sede, la gravità e l’estensione della lesione. In base a queste informazioni, il medico dello sport è la figura professionale più indicata a stabilire i tempi e le modalità del ritorno all’attività sportiva. Sarà cura del medico indirizzare l’atleta ad un percorso riabilitativo personalizzato, che abbia come obiettivo il ritorno in campo più rapido possibile ma riducendo al minimo il temuto rischio della recidiva.

Anche nel caso della “semplice” contrattura, sarebbe preferibile affidarsi a figure professionalmente riconosciute. E’ vero che qualche giorno di riposo e la mano esperta del massaggiatore possono risolvere il quadro velocemente, ma se il problema è ricorrente (e succede spesso), si rischiano lesioni vere e proprie oppure l’insorgenza delle tendiniti, in grado di portare a periodi di stop molto lunghi.

La prevenzione infine è un aspetto fondamentale. Esistono misure semplici da adottare quali il riscaldamento sempre graduale ed adeguato, la progressività dei carichi di lavoro, l’evitare gesti atletici “eccessivi” o scoordinati. E’ importantissimo adottare stili di vita salutari come alimentazione sana, riposo notturno adeguato, evitare il fumo e limitare il consumo di bevande alcoliche.

In sostanza, un muscolo sano e “trattato con cura”, in un contesto di equilibrio posturale  e metabolico, ha meno probabilità di rompersi!

Dott. Stefano Poser

 

Pubblicato anche su Tremila Sport del 23/03/2012

Sette consigli utili per superare indenni il generale inverno

E’ arrivato il freddo. Poche e semplici regole per la prevenzione degli infortuni dell’atleta nei mesi invernali sono utili.

Arrivato l’inverno le temperature si abbassano, i campi diventano sempre meno invitanti per la presenza di acqua, ghiaccio o neve, ma …. “the show must go on”. In questi periodi si assiste a una “fisiologica” riduzione degli atleti che possono proseguire l’attività; le ragioni sono molteplici: l’infortunio, e la malattia (come l’influenza) sono le principali cause che determinano uno stop dell’atleta anche per settimane.

Ma cosa succede al nostro organismo quando lavora a basse temperature?

Possiamo dire in termini molto generali che le nostre strutture sono più “rigide” per fenomeni di termoregolazione e fisiologici di adattamento al freddo, e allora i nervi saranno meno reattivi nel trasporto del segnale, i muscoli e i tendini meno elastici, i nostri movimenti quindi saranno più “impacciati, e i tempi di risposta più lenti. Inoltre a basse temperature siamo più esposti a infezioni virali o batteriche e quindi anche il sistema cardiorespiratorio ha un suo ruolo importante. Per fare un esempio banale, a basse temperature i nostri riflessi saranno intorpiditi, sarà quindi più facile cadere, cadendo i traumi provocheranno più danni perché le nostre strutture sono più rigide (ciò che è meno elastico si spezza più facilmente), risultato: è più facile farsi male!

 Tuttavia possiamo ridurre la percentuale degli infortuni e di patologie adottando semplici strategie.

  1. Prima bere: una buona idratazione va sempre rispettata (almeno 500 – 700 cc di acqua a temperatura non troppo bassa) prima dell’attività fisica; l’acqua rende i tessuti più elastici.
  2. Cosa mi metto: l’abbigliamento per lo sportivo è importante come la macchina per il pilota…. Coprirsi adeguatamente facilitando la traspirazione dei tessuti senza disperdere la temperatura (vestirsi “a strati” può essere un’idea) , scarpe adatte al tipo di terreno nel quale si pratica etc
  3. Warmup: la termoregolazione nel freddo induce una riduzione della vascolarizzazione alla periferia del corpo che prima dell’attività dovrà essere ripristinata; un buon riscaldamento e una buona mobilizzazione articolare sono fondamentali per ridurre il rischio di traumi quali: distrazioni o strappi muscolari, tendiniti, artriti e cadute (con conseguenti eventuali traumi da contatto fino alla frattura ossea).
  4. Respirare: nei mesi freddi, finché è possibile (quindi per impegni medio bassi), è meglio respirare dal naso che svolge una funzione di riscaldamento e di umidificazione dell’aria, evitando un trauma termico per bronchi e i polmoni e migliorando gli scambi di ossigeno (il carburante dei nostri muscoli e del nostro cervello); inoltre in questo modo preveniamo anche la possibilità di infezioni virali o batteriche.
  5. Bere ancora: se l’attività dura sopra i 45 minuti sarebbe bene reintegrare con altri 200 – 300 cc
  6. Alla fine… asciugarsi e coprirsi: dopo l’attività fisica i nostri muscoli sono irrorati abbondantemente, i nostri vasi in periferia sono dilatati (vasodilatazione periferica), determinando un passaggio dei liquidi dal sangue verso i tessuti (sudorazione)… è un po’ come se avessimo forzato il meccanismo di termoregolazione all’inverso di come dovrebbe andare, perché vasodilatazione e sudorazione sono tipici dei mesi estivi. Questa situazione vascolare determina una grande dispersione di calore, che deve essere evitata. E’ consigliabile quindi al termine dell’attività asciugare dal sudore  pelle e capelli e proteggere il corpo dalle basse temperature (anche se la percezione è quella di stare bene perché il nostro corpo è riscaldato in quel momento). Anche questa semplice strategia riduce il rischio di infezioni batteriche e virali.
  7. E ancora acqua: al termine della attività è meglio integrare i liquidi con altri 500 – 700 cc di acqua.

Piccole semplici strategie, ma dalla grande efficacia che possono aiutarci a superare i mesi più rigidi…. In attesa del sole!

Dott. Enrico Salis

Pubblicato anche Su Tremila Sport del 17/02/2012

Infortuni, ci vuole il medico

 

Prosegue  la collaborazione con alcune strutture che si occupano di medicina sportiva. In questo numero, grazie alla collaborazione del dott. Enrico Salis, parliamo della valutazione corretta di un infortunio.

Nell’ambito della pratica sportiva non è raro che l’atleta subisca un infortunio. L’evenienza di infortuni gravi (fratture ossee, rottura di legamenti, strappi muscolari) è relativamente rara, mentre ben più frequenti sono i piccoli infortuni come stiramenti muscolari, distorsioni, contusioni lievi. Questi ultimi non sono meno importanti dei primi perché una cattiva gestione del problema può portare a un peggioramento del quadro iniziale e a volte all’interruzione dell’attività sportiva anche per lunghi periodi.

Diversi sono i motivi che contribuiscono a trascurare il problema di un piccolo infortunio: forse la ragione principale è una mancanza di una “educazione sanitaria”…. Spesso la presenza di figure paramediche (la maggior parte delle volte fisioterapisti o massaggiatori) che orbitano intorno alle società sportive rappresentano una semplice scorciatoia  per gli atleti. La comodità di avere una figura professionale come un fisioterapista che offre un suo giudizio il più delle volte pertinente è indiscutibile, ma non sempre la via più breve è la più efficace. A questo si aggiunga che la sempre maggiore disponibilità di informazioni mediche dai media come su internet può determinare una erronea interpretazione del problema.

 Ma allora qual è il giusto iter da seguire dopo un trauma sportivo: innanzitutto deve essere chiaro che l’unico che può fare diagnosi è il medico; diverse sono le specializzazioni che possono indagare su un trauma sportivo (fisiatria, ortopedia, medicina dello sport). Il medico di famiglia può facilitare il paziente nella scelta della specialità più efficace a seconda del trauma subito, considerato che comunque le diverse discipline sono sovrapponibili in diversi punti. In sede di visita specialistica il medico deciderà quali accertamenti, se necessari, siano utili alla diagnosi (radiografia, ecografia muscolo tendinea, risonanza magnetica, Tomografia Assiale Computerizzata, elettromiografia, …). In base ai dati raccolti il medico formulerà una diagnosi e la giusta terapia per il paziente. Per i piccoli traumatismi il più delle volte si risolve tutto con l’ormai conosciutissima strategia RICE, acronimo che sta per Rest (riposo), Ice (ghiaccio), Compression (compressione), Elevation (elevazione dell’arto coinvolto) e con un po’ di buon senso. A volte però può rendersi necessaria anche una terapia in palestra o in piscina con un fisioterapista, o anche una terapia fisica e antalgica (tecar terapia, ultrasuoni, mesoterapia e infiltrazioni) per riportare le strutture muscolo scheletriche nella normalità. Lo sportivo dovrà sempre mettere in conto un infortunio e quindi una conseguente pausa dallo sport più o meno lunga.

Infine riportare le strutture alla normalità non sempre basta, potrebbe rendersi necessaria una riabilitazione allo sport per un corretto ritorno in campo, e cioè riportare l’atleta a ritrovare la coordinazione e la forza per compiere il gesto atletico specifico tramite esercizi specifici con i fisioterapisti o in accordo con i preparatori.

E’ fondamentale quindi che il modo di procedere sia corretto per evitare inconvenienti e per tutelare al massimo la salute e le prestazioni degli atleti. Questo discorso vale a maggior ragione per i non professionisti che non hanno alle spalle un’organizzazione che tuteli la loro salute a 360 gradi.

 Pubblicato anche su Tremila Sport del 27/01/2012

Calcia di…”piatto”!

 

 

Salute significa equilibrio. Lo stile di vita è lo strumento attraverso cui possiamo raggiungere questa condizione di benessere. Dal punto di vista dello sportivo, esistono alcune regole per rimanere in buona salute e quindi rendere di più anche in campo: allenamento adeguato, nutrizione corretta, buone abitudini di vita.

Il gioco del calcio a qualsiasi livello, può rappresentare per tutti i praticanti un’opportunità divertente per mantenersi in forma. Per pochi fortunati fare il calciatore significa guadagnarsi da vivere: naturalmente per questi atleti, che dovrebbero essere d’esempio, il mantenimento della salute e della forma fisica sembrerebbero rappresentare una priorità assoluta. Purtroppo sappiamo tutti che non sempre è così…spessissimo ci troviamo a discutere di talenti “bruciati” dalle pessime abitudini! Nel caso dell’amatore, non si tratta di salvaguardare il proprio lavoro (e stipendio), bensì la propria salute, quindi un bene di gran lunga più importante. Le buone regole dunque dovrebbero valere per tutti: la salute dell’atleta , a qualsiasi livello, è fortemente influenzata dalla nutrizione. È stato dimostrato infatti che la sedentarietà e le cattive abitudini alimentari costituiscono seri fattori di rischio per l’insorgenza e l’aggravamento delle patologie cardiovascolari, metaboliche e tumorali che, nell’insieme, costituiscono la quasi totalità dei problemi di salute. L’alimentazione corretta comporta per il calciatore ulteriori benefici: il controllo del peso corporeo e la prevenzione o precoce risoluzione delle patologie muscolari e articolari tipiche dello sportivo, grazie al miglioramento del metabolismo ed alla riduzione dello stato infiammatorio a livello muscolare e connettivale. Tutti desiderano una carriera sportiva più lunga e più ricca di soddisfazioni: dunque perchè non prendersene cura da subito e nel modo corretto?

Pertanto, una dieta equilibrata e personalizzata è indicata per tutti coloro che intendano prendersi cura attivamente della propria salute, mediante strumenti naturali e privi di effetti collaterali quali l’esercizio fisico e le modifiche dello stile di vita.

Il regime alimentare ideale dovrebbe prevedere un apporto equilibrato di macronutrienti (carboidrati, proteine grassi) e una elevato apporto di micronutrienti (vitamine, minerali, nutrienti complementari).

Dal punto di vista pratico possiamo individuare alcune semplice regole:

  • Ridurre: zuccheri semplici, cibi molto raffinati o conservati, grassi e proteine di origine animale, alcolici
  • Aumentare: frutta e verdura, cereali integrali, grassi e proteine di origine vegetale

Il massimo della personalizzazione si può ottenere eliminando i cibi non tollerati ed eventualmente integrando le carenze specifiche; naturalmente è necessario sottoporsi ad un test specifico per l’individuazione delle intolleranze alimentari e delle carenze di oligoelementi.

 

A cura del dott. Stefano POSER – Specializzando in Medicina dello Sport

 

“Lo sport fa male!”

“Lo sport fa male!”  mi piace ironizzare coi pazienti.

E in parte è vero.  Ma è anche vero che l’effetto lesivo di uno stress fisico, cardiorespiratorio e metabolico in generale si traduce in uno stimolo a “migliorarsi”. Come se dicessimo al nostro organismo: “per fare questo esercizio non basti, migliorati”.

Per chiarire meglio il concetto pensiamo ai primi giorni di tintarella in estate. I raggi del sole insultano la nostra pelle con una “scottatura” (né più né meno che un’ustione di primo grado); questo elemento lesivo si traduce in uno stimolo alla pelle a proteggersi con una maggiore produzione di melanina da cellule specializzate (i melanociti). Risultato: una pelle più resistente agli insulti del sole. Ecco, per lo sport è lo stesso, e come per la pelle se ci si espone troppo al sole si rischia di farsi male.

Allora qual è il limite che non si deve superare? Quand’è che un esercizio è “allenante” per il nostro organismo e quando invece può determinare problemi (come nel caso del cosiddetto overtraining)?

Avere la risposta a questa domanda risolverebbe non pochi dilemmi.

In realtà ognuno di noi è davvero unico e le variabili da considerare sono così tante che è difficilissimo determinare in maniera precisa quello che è il confine tra il bene e il male. Questo confine è sicuramente più sottile per quegli atleti che praticano sport in presenza di una patologia di base o di fattori di rischio cardiovascolare.

I fattori di rischio sono ormai noti: ipercolesterolemia, ipertensione, fumo, obesità, assunzione di alcolici (in particolare superalcolici), quelli principali. Sono quei fattori che possono contribuire all’insorgenza di un accidente cardiovascolare (come l’infarto cardiaco).

Chi pratica sport ha il vantaggio di poter ridurre in maniera significativa alcuni di questi (ipercolesterolemia, ipertensione, sovrappeso), ma la pratica sportiva non sempre basta.

Innanzitutto dipende da come si pratica lo sport: i soggetti più esposti sono gli sportivi della domenica, cioè chi durante la settimana lavora e conduce una vita sedentaria e stressante, magari accompagnata da vizi come una dieta iperlipidica (ricca di grassi), fumo, consumo di alcolici, per poi arrivare alla domenica per la partita di calcetto con gli amici dando il massimo impegno.

La pratica sportiva deve essere graduale e costante. Molto meglio se ad integrare l’impegno sportivo domenicale si associano, ad esempio, 45 minuti di esercizi aerobici (a bassa-media intensità) tre volte alla settimana, piuttosto che uno sforzo isolato ad alta intensità.

Le spie d’allarme più frequenti per una sofferenza cardiovascolare sono:

– una pressione arteriosa ai limiti superiori (cosiddetta borderline)

– il manifestarsi di aritmie (le famose extrasistoli, dei battiti irregolari che fanno “inciampare” il cuore)

– l’angina pectoris (il dolore al petto all’altezza dello sterno, indice di un “soffocamento” del cuore per una riduzione dell’ossigeno al muscolo cardiaco)

– la dispnea da sforzo (la mancanza di fiato persistente anche per sforzi lievi)

Ognuna di queste spie si accompagna ad altri piccoli segnali.  Una pressione arteriosa elevata può dare nausea, cefalea, ronzio alle orecchie, vertigine. Le aritmie si percepiscono come colpi alla gola o come battiti mancanti e si possono accompagnare a stati ansiosi. L’angina pectoris può verificarsi sia in corrispondenza di uno sforzo ed essere tanto maggiore quanto più intenso è lo sforzo (angina stabile), oppure manifestarsi senza una correlazione specifica con una attività fisica (angina instabile).

E’ ovvio che la ricerca personale di queste spie d’allarme è molto utile, ma non sempre riusciamo ad essere dei bravi detective, un po’ perché spesso una variazione dello stato di salute può essere così graduale da risultare impercettibile, e un po’ perché a volte proprio non ci va l’idea di essere malati.

Effettuare degli esami di controllo periodici è il modo migliore per scovare le insidie che si nascondono dietro a un apparente stato di buona salute:

– esami del sangue (emocromo con formula leucocitaria, colesterolemia, funzionalità renale, elettroliti, VES …) anche una volta all’anno dopo i 30 anni di età;

– monitoraggio periodico della pressione arteriosa (possibilmente almeno una volta al giorno per una settimana, lontano dal risveglio e lontano dai pasti, misurata dopo 10 minuti di tranquillità)

– visita dal medico di famiglia o dal medico dello sport anche se si praticano sport leggeri e soprattutto per sport ad alta attività cardiologica anche se non agonistici (come lo spinning).

Queste semplici attenzioni permettono di avere un grande vantaggio nei confronti delle patologie cardiologiche.

Un’altra strategia efficace è quella di una dieta regolare (quella mediterranea è perfetta!): ridurre l’assunzione di grassi (insaccati, formaggi, cibi fritti, …), di cibi salati e di dolci. Così come ridurre al minimo l’assunzione di caffeina e nicotina.

Cosa fare quando una di queste spie di allarme si accende? La cosa migliore è affidarsi a un medico, possibilmente a uno solo. Non tanto per una questione di abilità del medico che può essere più o meno bravo, ma soprattutto perché ogni medico per raggiungere uno stesso risultato può utilizzare metodi diversi.

Pensiamo a quando dobbiamo fare un viaggio da un punto a un altro: possiamo decidere di seguire l’autostrada o una statale. Affidarsi a più medici nel controllo di una patologia si può assimilare al voler percorrere contemporaneamente più strade, con l’effetto di ritardare  il nostro arrivo alla meta e a volte anche di sbagliare completamente strada!

Il primo referente deve essere il medico di famiglia.

Il paziente/atleta ha il vantaggio di avere come interlocutore anche il medico dello sport che entro certi limiti potrà monitorare la situazione con idonei approfondimenti (elettrocardiogramma a riposo e dopo sforzo, test al cicloergometro, Holter, solo per citare i più frequenti); nel caso dell’instaurarsi di una patologia si verrà indirizzati allo specialista e quindi al cardiologo.

Infine anche in presenza di uno stato di malattia cardiologica non ci sarà nessun problema a svolgere un’attività fisica, anzi nella maggior parte dei casi è consigliata, anche quella di tipo agonistico.

Il cardiologo e il medico dello sport decideranno quale attività in base alla patologia è idonea o no per il paziente.

Insomma, tutto sommato… lo sport fa bene!

 

Dott. Enrico Salis – Medico Specialista in Medicina dello Sport – Polimedica Pradamano

Visita medica

Dopo la nascita della Specializzazione in MEDICINA DELLO SPORT, negli anni si è ben definita la figura dello specialista in medicina dello sport, un medico orientato all’approccio clinico dell’atleta e dell’attività fisica; inoltre anche le conoscenze in materia di sport ed esercizio fisico si sono allargate e approfondite, con maggior informazioni disponibili per quanto riguarda l’allenamento ed un’attenzione particolare alla prevenzione delle patologie sport-specifiche.
Allo stato attuale è quindi riduttivo considerare la visita per l’idoneità agonistica una formalità, come purtroppo spesso ancora accade. La visita annuale andrebbe vissuta come un momento di confronto con il medico dello sport con il quale è giusto condividere obiettivi ed eventuali problematiche che possano compromettere la pratica sportiva. Grazie al supporto integrato di altri specialisti che il medico dello sport lungimirante ha modo di coinvolgere (cardiologo, fisiatra, ortopedico, dermatologo, ecc…), l’atleta amatore può avere la serenità di praticare il proprio passatempo preferito nel massimo stato di forma possibile, sfruttando tutto il proprio potenziale e soprattutto in condizioni di maggiore sicurezza.

La visita per l’idoneità agonistica va effettuata in ambulatori specialistici di medicina dello sport, autorizzati per effettuare tali visite e per affrontare le eventuali emergenze (ad esempio cardiologiche durante una prova da sforzo), muniti quindi di presidi quali defibrillatori e farmaci di primo intervento. Nessun operatore sanitario è autorizzato a svolgere tali prestazioni presso strutture non idonee (al campo sportivo o negli spogliatoi).

La visita esita con l’emissione del certificato di idoneità agonistica, che ha validità di un anno (salvo casi particolari) e certifica che l’atleta è in buona salute ed è in grado di sostenere l’impegno cardiocircolatorio, respiratorio e fisico di un’attività agonistica. In presenza di condizioni patologiche, l’esito della visita può prevedere una dichiarazione di non idoneità provvisoria o definitiva in base all’entità della patologia. Da qui l’importanza di giungere di fronte al medico dello sport nelle migliori condizioni di salute.
Qualora il paziente sia interessato da qualche patologia (es. cardiologica, ortopedica, ecc…), è preferibile presentarsi il giorno della visita con tutta la documentazione a disposizione per consentire al medico di fornire il necessario supporto nella risoluzione della problematica e di avere gli elementi per decidere in che modo l’attività agonistica può essere compatibile con il quadro clinico evidenziato.

La visita per l’idoneità agonistica, in quanto tale, prevede una raccolta anamnestica (la storia delle malattie del paziente), un esame obiettivo in cui si valutano prevalentemente l’addome, il cuore, il torace, lo stato di idratazione, il sistema muscolo scheletrico, eventuali segni neurologici del paziente e alcuni esami strumentali.

Gli esami strumentali consistono in spirometria (lo studio dei volumi polmonari), l’esame delle urine, la misurazione della pressione arteriosa e l’elettrocardiogramma. Quest’ultimo viene eseguito prima in condizioni basali; quindi le alternative sono due:
1. si può compiere un esercizio su un gradino per tre minuti e successivamente si effettua l’ECG dopo lo sforzo
2. la seconda possibilità è l’esecuzione del test su cicloergometro (una cyclette per uso clinico) o su tapis roulant, con la registrazione dell’ECG sotto sforzo
I tracciati elettrocardiografici verranno esaminati dal Medico dello Sport e refertati dal Cardiologo in base alle informazioni contenute in cartella.

Quando è consigliato fare il test sul cicloergometro?
Dal 2003 le linee guida cardiologiche per l’idoneità allo sport suggeriscono agli specialisti che si occupano di rilasciare l’idoneità alla pratica agonistica di porre particolare attenzione nella valutazione dei rischi cardiologici cui è sottoposto l’atleta. Le linee guida sottolineano che la prevalenza della malattia aterosclerotica coronarica e l’incidenza di eventi ischemici cardiaci (infarto) aumentano con l’età, mentre si presentano solo raramente in atleti di età inferiore ai 30 anni. Questo tipo di episodi sono stati osservati soprattutto in soggetti di età superiore ai 35-40 anni e, nei casi più gravi, le complicanze cardiache indotte dallo sforzo dovuto alla pratica sportiva sono riconducibili a lesioni coronariche croniche significative e alla progressione acuta di lesioni precedentemente non significative.
Queste problematiche vanno tenute ben presenti ai fini della formulazione del giudizio di idoneità allo sport agonistico ed una delle ricadute pratiche più immediate è che, almeno negli sportivi di età superiore ai 40 anni (senza fattori di rischio o con rischio basso) e in quelli di età inferiore (con rischio intermedio o elevato), l’ECG sotto sforzo eseguito mediante test ergometrico massimale andrebbe eseguito di routine.

La visita per l’idoneità agonistica è richiesta a tutti coloro che praticano attività sportive classificate come agonistiche dalle Federazioni Sportive Nazionali, dal CONI, dagli enti di promozione sportiva (CSEN, UISP, CSI, ecc…) e coloro che accedono alle fasi nazionali dei Giochi della Gioventù.

Il certificato agonistico viene rilasciato da strutture autorizzate e riporta la disciplina sportiva per la quale è stata concessa l’idoneità (può essere utilizzato solo per quello sport). In occasione della visita è possibile chiedere al medico specialista il rilascio dell’idoneità per diversi sport; in questo caso verranno emessi tanti certificati quanti sono gli sport praticati. Per alcune discipline la legge prevede ulteriori esami specialistici che servono ad escludere la presenza di patologie specifiche: esame audiometrico, visita otorinolaringoiatrica, elettroencefalogramma, visita neurologica, visita oculistica (ad esempio, per i tuffi o il pugilato sono necessari l’esame audiometrico, la visita ORL, l’EEG e la visita neurologica).

Qualora nel corso della visita si evidenzino dubbi diagnostici di carattere cardiologico, è compito del medico dello sport far ricorso ad ulteriori accertamenti in grado di escludere la presenza di patologie specifiche. In questo caso vengono effettuati esami cardiologici di secondo livello:
• test da sforzo massimale: viene prescritto in presenza di alterazioni della pressione arteriosa e per la presenza di aritmie (extra-sistoli)
• ecocardiogramma: viene richiesto in presenza di rumori patologici nelle pause cardiache (ad esempio, un soffio) e in caso di alterazioni dell’ECG con sospetto di patologie o sindromi
• ECG dinamico (Holter): è indicato soprattutto in caso di aritmie all’ECG e nel forte sospetto che queste possano verificarsi nel corso delle 24 ore

Per quanto descritto, la visita per l’idoneità agonistica può essere quindi un’ottima occasione per eseguire un check-up generale particolarmente accurato che coinvolge sia lo specialista in medicina dello sport che il cardiologo. Rappresenta una tappa importante per riprendere la nuova stagione agonistica e, proprio perché così completa, va considerata non solo come un via libera al tesseramento, ma soprattutto come uno screening preventivo utile ad identificare eventuali elementi di rischio per la pratica della propria disciplina sportiva in sicurezza.