Daniele Tonino: Calcionovus, il calcio senza arbitro

Daniele Tonino: Calcionovus, il calcio senza arbitro

Calcionovus non è solo una definizione che può entrare nell’immaginario collettivo degli amatori, ma è anche una nuova proposta sportiva. Ne abbiamo parlato con il presidente della Lega Calcio Friuli Collinare Daniele Tonino.

Daniele, avete lanciato  in estate l’idea di una nuova manifestazione che esula dagli schemi tradizioni del classico calcio, Calcionovus. A che punto siamo?

“Da un punto di vista pratico abbiamo avuto molte richieste di informazione. C’è curiosità sul progetto, ma forse manca ancora il coraggio o la consapevolezza per affrontarlo. Abbiamo deciso di aspettare qualche mese per poterne parlare anche con in nostri soci, farne capire gli obiettivi, spiegare come potrebbe svilupparsi”. Vorremmo partire con un torneo sperimentale i primi mesi del prossimo anno, stiamo solo valutando se farlo giocare a 5 o a 7.

Il torneo è senza arbitri. Perché questa scelta?

Parlando con diverse realtà in Italia, non solo legate al calcio, si evince che c’è una sorta di calo di vocazione tra gli arbitri. Noi stessi, nonostante abbiamo un grande gruppo di arbitri che non finirò mai di ringraziare per la loro passione e disponibilità, abbiamo qualche criticità. Per questo vorremmo essere lungimiranti cercando di trovare soluzioni nuove”.

Come funzionerebbe Calcionovus? 

“Le gare sarebbero arbitrate dagli stessi giocatori, un pò come succedeva anni fa nei campetti di provincia, nei cortili, dove si discuteva ma la voglia di giocare era tanta che alla fine si trovava sempre una soluzione. Li c’era una sorta di responsabilità, di codice d’onore che, in alcuni casi, stiamo perdendo. Bastava un pallone gettato in mezzo a dei ragazzi per far partire partite interminabili. Li si giocava senza arbitro. Per certi versi un ritorno alle origini in contesti dove il pallone è il re incontrastato e il sano agonismo è quello che ti fa giocare per vincere, ma che alla fine ti fa accettare anche la sconfitta. L’arbitro serve quando c’è agonismo esasperato, quando dietro a una partita c’è qualche interesse, situazioni che in Lcfc non devono esserci. Ci piacerebbe far conoscere ai più giovani l’aspetto puramente ludico portando, in questa società di calciatori conservatori, una ventata di aria nuova, creare un contesto dove si legga l’impegno agonistico come sfida con se stessi, in una kermesse dove bisogna essere consapevoli che per partecipare bisogna possedere onestà, rispetto, lealtà e tanta voglia di divertirsi”.

Ma se una delle due squadre non fosse d’accordo su una decisione?

“Toccherebbe ai dirigenti dipanare la matassa. La vittoria varrebbe 60 punti, 40 per il pareggio, 20 per la sconfitta, dai quali verrebbero defalcati  dei punteggi per mancati accordi e per eventuali sanzioni. Per questo motivo, prima di partecipare al torneo, ci sarà un breve corso ai dirigenti per spiegare le dinamiche della competizione. E forse questo aspetto è quello che frena di più le iscrizioni”.

A chi è rivolta questa iniziativa?

Non c’è preclusione, è aperta a tutti i maggiorenni. Qualche squadra, in sede di informazione, sembrava entusiasta perché era convinta che fosse un ottima possibilità per poter dare spazio anche a chi gioca meno. Se ci pensiamo, tutte le squadre che fanno allenamento disputano una partitella tra loro. E senza arbitro. E allora perché non provare a generare un torneo tra loro? Perché non dare la possibilità a chi crede in questo progetto di mettersi in gioco? Se poi consideriamo che la Lcfc si preoccupa di recuperare i terreni di gioco e che non ci sono costi d’iscrizione….

Non pensi che sia una proposta troppo alternativa?

“La Lega Calcio Friuli Collinare ha sempre percorso la strada di un calcio alternativo, fuori dai canoni tradizionali senza farsi condizionare da quello che propongono i media. Come spesso detto ci riteniamo un laboratorio di idee dove si sperimentano soluzioni che spesso, inizialmente, non incontrano i favori di tutti. Ma le nostre idee in passato sono state copiate anche da altre realtà e questo è un segnale che la strada è quella corretta. E’ chiaro che possono esserci incidenti di percorso ma le esperienze ci insegnano dove apportare eventuali correttivi”.

Non ritieni che sia un rischio fare una manifestazione priva di un direttore di gara?

No, è solo una questione di cultura sportiva. Sono sicuro che molte persone non hanno bisogno di avere uno che decida per loro. Giro parecchi campi e noto che in molti alberga lo spirito giusto, ci sono giocatori che dimostrano responsabilità e passione, atleti che sanno divertirsi senza arrabbiarsi per ogni piccola cosa. Vorremmo costruire per loro una dimensione ad hoc, un torneo che sia l’espressione di un fair play contagioso e trasmissibile. Noi crediamo che sia possibile. D’altronde Walt Disney diceva se puoi sognarlo, puoi farlo. E allora perché non crederci?

Chi fosse interessato dove può contattare il referente del progetto?

“Può mandarci una mail a [email protected] o [email protected].

 

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