Igor Maniago: Arzene, 40 ma non li dimostra

Igor Maniago: Arzene, 40 ma non li dimostra

Difende la porta del GSR Arzene dalla stagione 2010/11, squadra di amici dove riesce a trovare quella spensieratezza che sbroglia le tensioni di tutti i giorni. Addetto alle vendite in una concessionaria,  dal suo lavoro ha imparato che la comunicazione efficace è un plus e può essere applicata anche in ambito sportivo. Per comandare la difesa, per gestire i rapporti interpersonali e per dare il suo contributo nelle attività organizzative.

Stiamo parlando di Igor Maniago che nel GSR è coinvolto anche come dirigente. Il suo compito, oltre alle solite pratiche gestionali, grazie alle sue capacità comunicative, prevede il mantenimento dei rapporti con la Lega Calcio Friuli Collinare e la valorizzazione delle attività della squadra anche attraverso il mondo social. Ispirato dalla figura del padre che ha giocato e allenato nelle varie categorie dilettantistiche friulane, parte da piccolo nell’Usvas (Unione sportiva Valvasone Arzene San Martino) e arriva fino  agli Under. Un calo di stimoli lo fa allontanare dai rettangoli verdi per dedicarsi, in maniera hobbystica, alle moto. Un periodo particolare in cui è come se, metaforicamente, avesse intrapreso una navigazione in solitaria. Lasso temporale dove ha elaborato pensieri, ha riflettuto su cosa realmente volesse dalla sua vita sportiva. E quando si è reso conto che l’odore dell’erba, la vita da spogliatoio, la voglia di lottare in gruppo, i terzi tempi con gli amici, erano tutte emozioni che gli mancavano, è riaffiorata la passione, mai sopita, per il calcio.

Gli amatori Arzene sono da parecchio tempo nell’orbita dei campionati amatoriali. Quali sono le maggiori criticità nel gestire una formazione amatoriale?

“A luglio festeggeremo il nostro 40 anno di attività tra le varie Leghe amatoriali ed è un traguardo incredibile se consideriamo che nessuno viene pagato per mandare avanti il GSR. Chiamiamolo volontariato anche se tutto si racchiude nella passione che ha portato fin qui la nostra Associazione. Non è un compito facile gestire una squadra sportiva amatoriale a partire dalla motivazione da trasmettere ai giocatori, i rapporti con la Lega, la gestione del materiale sportivo, il chiosco, i rapporti con i proprietari delle strutture dove siamo ospiti, far tornare i conti, coinvolgere la gente del luogo con proposte sempre nuove. Il segreto della gestione più recente è a mio parere la mentalità del Presidente Paolo Pittaro che, data la sua esperienza come imprenditore, ha impostato l’organizzazione (con le dovute proporzioni) come quella di un’azienda: ogni membro del Consiglio si occupa di quello a cui è più propenso e adeguato e ne è responsabile, i risultati sono stati ottimi e anzi per la nostra  passione e generosità abbiamo probabilmente viziato un po’ troppo i giocatori per permettergli di pensare solo al campo.”

Quali sono le migliori soddisfazioni che si è tolto l’Arzene dalla sua fondazione?

“La più grande soddisfazione è quella di essere qui a festeggiare il 40esimo compleanno, non è retorica, chiunque abbia seguito da vicino un’Associazione conosce l’impegno e le criticità per mantenerla in vita. Siamo molto felici di aver coinvolto il pubblico di Domanins e limitrofi dove siamo sì confinanti, ma fuori Comune e abbiamo sempre un pubblico folto e appassionato che ci dà grande entusiasmo. Lato sportivo negli ultimi anni abbiamo fatto due finali di Coppa Amatori purtroppo entrambe perse, e vinto un Campionato “Amici del Calcio” Seconda divisione nel 2015.”

Secondo te perchè ci sono sempre meno persone che vogliono assumersi la responsabilità di gestire una squadra? 

“Lo stile di vita delle persone è cambiato notevolmente, il tempo a disposizione è sempre poco, siamo tutti di corsa e mi rendo conto che se mancano stimoli e la passione (mi ripeto ma è una chiave fondamentale in questo contesto), diventa difficile dedicare il proprio tempo libero alla gestione di una squadra. Oggi non è facile il ricambio generazionale se mancano queste caratteristiche,  ma come fatto negli ultimi 40 anni,  supereremo anche questo ostacolo per il bene del GSR.”

A campionato finito che valutazione dai alla vostra stagione?

“Siamo ambiziosi e volevamo vincere il campionato, non abbiamo raggiunto il nostro obiettivo quindi con una provocazione valuto il nostro Campionato con un 5. Siamo ancora in corsa per la Coppa quindi la valutazione potrebbe migliorare.”

Cosa vi è mancato per poter ambire a raggiungere il titolo? 

“Nell’occasione della partita casalinga contro l’Aurora, chiusa con un pareggio, abbiamo notato in loro una partecipazione incredibile: panchina lunghissima e tanti supporters a bordo campo nonostante fossero in trasferta. Questo è quello che ci è mancato senza nasconderci dietro agli infortuni o usando la sfortuna come scusa. Citando il mister Paolo Castellan, per vincere il titolo dovevamo essere perfetti sotto tutti i punti di vista e non lo siamo stati nonostante la rosa e lo staff fossero di altissimo livello per la categoria.”

Quali sono i giocatori che vi fanno innalzare il livello tecnico? 

“Impossibile non citare chi in passato ha avuto esperienze in Serie D, Eccellenza e Promozione, mi riferisco in ordine sparso a Simone Lenarduzzi, Simone Dal Mas, Erik Basso, Angelo Bozzetto, Ivan Bortolussi, Stefano Pighin, quest’ultimo ritrovato con estremo piacere nel GSR dopo che assieme avevamo fatto le giovanili a Valvasone. Ognuno di loro oltre all’aspetto tecnico ha portato in dote l’etica del lavoro a chi non ha mai giocato in categoria.”

Come vi siete trovati con l’organizzazione della Lega Calcio Friuli Collinare. Secondo voi dove potrebbe migliorare?

“La Lega ha un’organizzazione importante e molto strutturata, i tesserati sono tantissimi e credo sarebbe impossibile gestire tutto senza competenze. Mi piace molto il gestionale, il sito, le iniziative come questa per dare spazio alle squadre di raccontarsi.  Personalmente conosco Igor Polo Friz da anni e sono felice segua lui l’Area PN, quando ho dei dubbi è sempre super disponibile. Però gli tiro le orecchie per sabato scorso, dopo aver parato il rigore che ci ha fatto passare il turno contro il Giais non è venuto a salutarmi (ride).”

Il terzo tempo è un plus che molte squadre hanno. Voi come lo organizzate?

“Il terzo tempo è fondamentale per il GSR, lo è sempre stato. Ci sentiamo un po’ “udinesi” sotto questo aspetto perché sappiamo che in provincia di Udine è molto sentito. Nella struttura di Domanins abbiamo la possibilità di organizzare, più o meno con cadenza mensile, un evento dove offriamo agli ospiti e ai tifosi alcune specialità del periodo. Franco Riservato (allenatore di categoria molto conosciuto e amato dai suoi ex giocatori) è un pozzo infinito di idee, ha sempre nuove proposte per questi eventi. A volte ci capita di dover chiamare la security per chiudere il chiosco: evidentemente qualcosa di buono viene fatto.”

Igor Maniago, Arzene

 

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