Riflessione ad un quarto di campionato

 

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Daniele Tonino
I campionati erano partiti bene e, al di là dei risultati, si vedeva tenuta fisica e anche bel gioco, ma siamo durati come il cerino della pubblicità della eiaculazione precoce. Ma questo si doveva capire: i primi allenamenti erano a ritmi incredibili e si usciva distrutti; più i ritmi sono calati e più noi siamo calati, mi sa tanto che non è un caso. Qualcuno dice che non abbiamo fatto la preparazione ma, visto che veniamo per divertirci e fare preparazione non è divertentissimo e molti non desiderano farla, io penso che ognuno di noi, se veramente avesse interesse, arriverebbe puntuale ad allenamento e, invece di stare a chiacchierare, ad aspettare che qualcuno faccia la squadra, ad aspettare i ritardatari, potrebbe tranquillamente prepararsi. Il mio ragionamento è: perché devo costringere a fare qualcosa che tutti potrebbero fare da soli? La conclusione è che si raccoglie quello che si semina, ed è inutile poi arrabbiarsi: se siamo a posto con noi stessi e pensiamo che non lo siano i nostri compagni, siamo nella squadra sbagliata oppure, se sappiamo di essere in colpa, bisogna fare un mea culpa e accettare quello che dice il campo. Lo so, potrei fare un po’ di preparazione durante gli allenamenti, magari con autorità, ma dovrebbe essere fatta con entusiasmo da parte di tutti o quasi, cosa che non è e, purtroppo, non ho più la forza interiore per questo e forse, visto il fisico appesantito, mi condiziona psicologicamente.
Dichiarare che non ho la forza per dirigere a pieno la squadra è come indossare un cilicio, ma si sa, con l’età si diventa fastidiosi e tediosi e si pretende tutto come fosse dovuto dallo stato  di vecchiaia; si pensa che tutti i giocatori dovrebbero comportarsi in una determinata maniera e avere determinati comportamenti, ma la realtà non è a torto o a ragione questa. Vi faccio un esempio: io, in ogni mio impegno che prendo, controllo che non corrisponda con una partita o un allenamento, e vi garantisco che i miei impegni non sono pochi oltre ad avere una famiglia: eppure, alla fine dell’anno, riesco ad essere quello con più presenze sia alle partite (e molte di più quelle non giocate che quelle giocate) e sia agli allenamenti. Invece, mi ritrovo che, pur avendo una lista lunghissima, a volte, ad allenamento, riusciamo a malapena a fare 11/12 persone e, quando giochiamo 4 partite in una settimana, sono dolori. Come premesso all’inizio, è una considerazione dovuta alla geriatria che avanza, ma che vuole far capire che, se poi arrivano le sconfitte, bisogna capire che forse sono la logica conseguenza di tutto ciò.
Con queste riflessioni volevo solo far pervenire un messaggio: possiamo allenarci o non allenarci, possiamo giocare 1 o 20 partite al mese ognuno di noi, possiamo arrivare tardi o in anticipo, l’importante è essere consapevoli che tutto ha una conseguenza. Non saremo mai una super squadra ma, sicuramente, abbiamo la possibilità di toglierci qualche soddisfazione, e spetta a noi decidere il nostro futuro. Precisando che non esistono i senza peccato, e chi più chi meno è coinvolto da queste mie critiche, mi spiace da chi, magari, ci mette un po’ più di impegno, ma che raccoglie i frutti dell’insieme. Ma spetta ad ognuno di noi chiedersi in che fascia possiamo posizionarsi e farsi un’autocritica: se tutti noi siamo a posto con la coscienza, i miei discorsi sono aria fritta e, giustamente, la nostra realtà è quella che la classifica dice.
Aspetto vostre riflessioni che mi facciano illuminare o trovare soluzioni o darmi risposte o……..o…….!!!
Venerdì c’è allenamento e, per una volta, giusto per smentirmi subito, metto mia figlia davanti a tutto e io non ci sono. Potrebbe essere un buon momento di confronto.
Mandi.

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