Bene lo sfogo, ma non esageriamo

 

 

Da qualche settimana il clima, in qualche campo, si è fatto pesante. La temperatura, non metereologica, è salita, scatenando qualche episodio di esasperazione. Sono episodi isolati, ma vanno monitorati con la lente d’ingrandimento. Essi creano allarmismo e preoccupazione tra i dirigenti, tra gli onesti pedatores che ogni settimana scendono in campo, ma soprattutto alla Lcfc che ne organizza le gesta. Capiamo che la situazione sociale può creare tensione, capiamo che il campo può essere un momento per sfogare le proprie ansie, ma lo sfogo deve essere agonistico, non tramutarsi in violenza. Invece volano sberleffi, parole pesanti, spesso all’indirizzo dell’arbitro. Come se chi le pronunciasse fosse esente da ogni colpa. Da qui si passa alle mani, si cerca di farsi giustizia sommaria da soli. L’arbitro è il capro espiatorio di ogni situazione: da quando effettivamente sbaglia a quando l’errore è commesso dal giocatore. Ci si nasconde dietro a un errore arbitrale per scatenarsi per dimostrare (a chi?) di essere il più forte, nemmeno fossimo nella Jungla. Dopo lo scatenarsi di una rissa tra atleti per un fallo di gioco l’arbitro espelle qualche giocatore e una squadra decide di ritirarsi e non finire la gara, in un altro caso un venticinquenne cerca di aggredire un dirigente ospite di quarant’anni più anziano: questi due episodi accaduti nelle ultime settimane.  Ragazzi diamoci una calmata, abbiamo superato i limiti. Queste situazioni che fanno male al calcio, amatoriale, dilettantistico o professionistico che sia,  devono essere perseguite. Chi ha sbagliato paghi, si prenda le sue responsabilità. Ma soprattutto  queste persone devono essere sanzionate a dovere. E qui faccio un appello affinchè tutte le realtà, dalla Lcfc,  alla FIGC, a tutti gli Enti di promozione sportiva trovino un accordo, un protocollo d’intesa a livello disciplinare.  So che per qualcuno scendere a patti con altri vuol dire riconoscere un entità, ma è giusto che il calcio, proprietà di tutti, debba essere tutelato a 360 gradi,  E allora perché permettere a gente che ha preso squalifiche pesanti in una qualsiasi realtà che organizza calcio,  di andare tranquillamente a giocare da un’altra? Che valore ha la sanzione? Non sarebbe meglio che, almeno per le squalifiche per fatti gravi, si trovasse un accordo che blocchi questi facinorosi, almeno fino a quando non si rendano conto di aver sbagliato?  E perché, qualora ci sia pentimento, dargli la possibilità di rientrare in gioco facendoli partecipare, in attesa che la sanzione venga scontata, a  un corso per arbitro (tanto per fargli capire come ci si trova dall’altra parte)?

Anche se in talune occasioni la cultura della sconfitta è latitante, lo sport  deve rimanere un momento di divertimento, soprattutto nei campi di amatori e dilettanti, gente che, il giorno dopo la gara, deve riprendere il suo lavoro, rientrare tra i propri cari. Bisogna rendersi conto che lo sport è costituito di vittorie,  pareggi e sconfitte. Una sconfitta, se vissuta con serenità e dignità,  equivale talvolta ad una vittoria. Ma un gesto di violenza è sempre paragonato a una sconfitta. E allora cerchiamo di giocare per puro divertimento lasciando fuori dal campo tensioni inutili. E cerchiamo di azionare il cervello, di non farsi coinvolgere da frasi intolleranti, offensive. Lo sport va preservato. Chi non lo ama non è degno di farvi parte.

 Pubblicato anche su Tremila Sport del 06/04/2012

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Commenti

  1. dario

    Salve, scrivo un commento in quanto ritengo di poter dare un punto di vista abbastanza completo ed equidistante. Gioco da 17 anni nel campionato collinare e dall’aprile scorso arbitro con qualche decina di incontri ormai diretti. Sono assolutamente d’accordo con l’autore dell’articolo e inviterei tutti i giocatori a provare ad arbitrare, magari un’amichevole tra amici, per capire le difficoltà che ci sono, specialmente in assenza dei guardialinee…
    Al di la’ di tutto questo occorre da parte di tutti (giocatori, dirigenti, ma anche noi arbitri) avere ben chiaro che andiamo sul prato per divertirci, per staccare la spina dagli stress quotidiani…non per sfogare qualche frustrazione…Non è quello il posto..e quelli che incontriamo sul prato non lo meritano… Buon calcio a tutti, Dario

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