L’intervista: Milan, un medico al servizio dello sport

Di  Paolo Comini

Tenace, preciso, pronto a raggiungere i propri obiettivi con grande scrupolo senza lasciare nulla al caso. Questa una prima fotografia di Alessandro Milan, medico specialista in medicina dello Sport, che sta facendo della sua professione una scelta di vita importante  anche se questo impegno lavorativo, spesso,  porta via tempo prezioso alla sua sfera personale.

Scegliere questo mestiere comportò parecchie valutazioni, generò parecchi contrasti emotivi perché Alessandro inizialmente  era combattuto  se abbracciare ingegneria o medicina.  Ipotizzare il proprio futuro non è mai facile, ma ci sono dei segnali, delle caratteristiche personali che vanno analizzate. Tra l’altro l’origine greca del nome (Alexandros), tra le sue interpretazioni,  significa “colui che presta soccorso agli uomini”  oppure “l’uomo che difende”.  Il padre medico probabilmente gli fece da traino ma la sua formazione umanistica e la voglia di trovare una strada che lo portasse a lavorare con persone e non solo con numeri e concetti  fu determinante.  La scelta si rivela giusta e Alessandro svolta. La sua professionalità, il saper ascoltare e  creare un empatia con il paziente, la sua attenzione verso il problema manifestato, lo porta ad ottenere ottimi risultati tanto da ottenere  la responsabilità del Centro Federale Regionale della Federazione Italiana di nuoto e della Squadra Nazionale di sci nordico Progetto Vancouver, e da quattro anni,  la responsabilità sanitaria del Pordenone Calcio (lega pro). Alessandro, che applica anche in questi contesti il suo credo e la consapevolezza, è convinto che la differenza nel ruolo di medico è avere un ritorno, un feedback con il paziente e, probabilmente, questo suo modo di approcciarsi verso anche tematiche difficili,  lo valorizza ulteriormente rispetto a molti suoi colleghi che preferiscono solo la parte tecnica  mantenendo relazioni interpersonali  “fredde”.    Lo sport è parte integrante della sua vita ma il suo lavoro non gli consente di dedicarsi, nel poco tempo libero, a una disciplina in particolare. E allora ecco che i suoi hobby sono spostati in famiglia dove, appena può, si mette ai fornelli per cimentarsi come cuoco. Se poi la calma famigliare lo avvolge, si dedica alla lettura, all’arte, hobby che lo rilassano e lo ricaricano. Con lui abbiamo affrontato alcuni temi che potrebbero rilevarsi interessanti non solo per gli amatori della Lega Calcio Friuli Collinare ma per tutti coloro che fanno sport attivo.

Parliamo di alimentazione nello sport. Ci può consigliare cosa si dovrebbe evitare per mantenere alto il benessere fisico nell’attività sportiva il più a lungo possibile?

“E’ importante innanzitutto non assumere alcolici e non fumare, in secondo luogo non eccedere con gli zuccheri semplici (anche quelli contenuti nelle bevande) ne con i cibi troppo elaborati, raffinati o eccessivamente cotti direttamente a contatto con la fiamma o fritti. Altrettanto importante è dedicare il giusto tempo ai pasti così come programmarli nei momenti appropriati in base ai nostri ritmi circadiani e ai nostri impegni. La nostra cultura alimentare in questo senso ci rende particolarmente fortunati avendoci fatti nascere nella patria della dieta mediterranea che continua a dimostrarsi ideale per mantenere la salute a patto di non discostarci dai suoi dettami peraltro semplici come sta sempre più spesso avvenendo soprattutto nelle generazioni più giovani”. 

Che tipo di alimentazione consiglia in vista di un impegno sportivo come può essere una partita di calcio? E di cosa necessita il fisico di uno sportivo amatoriale dopo una competizione?

“Anticipando che più che mai in tema di alimentazione vale la regola della personalizzazione delladieta sulla base dell’età, del sesso, dello stile e delle abitudini di vita, dei tempi a disposizione, possiamo comunque consigliare un pasto leggero a contenuto di carboidrati complessi a lento assorbimento almeno 3 ore prima di una prestazione sportiva prolungata abbinata ad una idratazione lenta e continua che deve perdurare anche durante e dopo la gara. Ma il pasto più importante è quello che deve avvenire subito dopo il prolungato sforzo fisico poichè è allora che metabolicamente serve recuperare le riserve idriche e reintegrare quelle di glicogeno muscolare. Ciò implica di assumere zuccheri anche semplici assieme a liquidi entro 15′ dal termine dell’esercizio e subito dopo zuccheri più complessi assieme a composti proteici. Questa deve diventare una regola di buon comportamento dello sportivo”.

Integratori, proteine  in ambito sportivo amatoriale. Su internet si trova di tutto ma non sempre questi prodotti sono efficaci. Cosa consiglierebbe a uno sportivo che, attualmente, per migliorare la propria performance utilizza questi artifici chimici?

“Acquistare autonomamente sul web prodotti alimentari, integratori o farmaci (come avviene in maniera sempre più massiccia secondo i dati ufficiali) espone a rischi non sempre facili da valutare per l’acquirente perciò, a meno di non avere garanzie sulla serietà dei canali di vendita telematica, è meglio approvvigionarsi da rivenditori noti. In ogni caso non è consigliabile autogestire lo schema di integrazione perchè è una pratica spesso complessa e che può celare anche dei rischi per la salute. Viceversa se consigliata da professionisti esperti non va demonizzata e può garantire un complemento utile ad una dieta equilibrata e bilanciata soprattutto negli sportivi che si allenano intensamente e prolungatamente ancor più se in ambienti climaticamente estremi”.

Parliamo di distorsione alla caviglia. Quali sono i sintomi e quali sono le prime cure che si possono effettuare sul campo

“Dolore spesso immediato, talvolta differito, gonfiore, l’impotenza a camminare o correre che porta a zoppicare, l’arrossamento e il riscaldamento locale della pelle. Sul campo laprima cosa da fare è fermarsi, immobilizzare con prudenza (meglio se con dispositivi ad hoc) e sollevare l’articolazione e, quanto prima applicare del ghiaccio senza un contatto diretto con la pelle. Se, ciononostante, i sintomi perdurassero oltre 24 ore è imprescindibile consultare un medico perchè la prognosi delle lesioni della caviglia risente particolarmente dell’appropriatezza e della tempestività delle cure.”
Molti confondono distrazione muscolare, stiramento e strappo. Che differenza c’è tra queste patologie e come vanno affrontati?

“Sono livelli crescenti di lesioni del tessuto muscolare che richiedono cure, tempi di trattamento e iter di riabilitazione nonchè di recupero differenti. Nell’immediato la loro distinzione dal punto di vista clinico può risultare complessa anche per un professionista esperto perciò il consiglio è di adottare un comportamento prudente e non esporsi a ulteriori rischi di lesione finchè non si è completamente ripristinata la funzione muscolare. Anche in questo ambito vale la regola di ascoltare i segnali che il nostro corpo ci manda e non sottovalutarli meglio se affidandosi ad un consulente esperto in materia. In prima istanza l’immobilizzazione della parte, l’applicazione di ghiaccio ed una compressione elastica possono essere utili a non far evolvere o complicare la lesione.”

Parliamo di menisco. Quali sono i sintomi che inducono a pensare a una rottura del menisco? Qual è la riabilitazione, a seguito di eventuale intervento chirurgico, e quali i tempi per poter riprendere a giocare?

“I sintomi possono essere molto variabili, talvolta molto sfumati benchè tipicamente il dolore immediato o progressivo, la sensazione di “crack” articolare, il gonfiore e il calore fino al blocco dell’articolarità in flessione. La riabilitazione dopo l’intervento varia in base alla sede, all’estensione, al tipo di lesione, alle condizioni cliniche e all’età del paziente ed anche al tipo di operazione che il chirurgo pratica. I tempi possono conseguentemente differire dai 20 ai 60 gg e oltre in casi particolari o se le lesioni sono multiple e/o trattate in modo conservativo”.
Legamento crociato anteriore. Spesso su questo tema non c’è chiarezza per cui le chiedo quali sono i segnali che fanno pensare a una situazione del genere e quale sarebbe un adeguato percorso riabilitativo.

“Il sintomo principale è la sensazione d’instabilità del ginocchio nei vari movimenti, talvolta accompagnato dal dolore e dallo sviluppo di gonfiore quando l’articolazione è stressata. I protocolli riabilitativi conservativi,  pre- o post-chirurgici dipendono dall’età, dal sesso, dalle condizioni cliniche (in particolare articolari e muscolari) e dalle richieste funzionali del paziente nonchè dal tipo di intervento e dalle sue eventuali complicanze. Data la frequenza di questa patologia ormai sono ben codificati benchè, come spesso accade in medicina, ogni paziente possa fare storia a sé”.

Nelle manifestazioni a carattere puramente amatoriale spesso si gioca la gara senza avere alle spalle un adeguato allenamento. A questa categoria di persone cosa si sentirebbe di consigliare al fine di limare il pericolo di infortuni e/o rischi di altra natura?

“Il calcio è statisticamente uno tra gli sport a più elevato tasso di infortuni. La maggioranza di essi sono di natura osteoarticolare e muscolare ma incidenti che producono lesioni neurologiche e cardiovascolari sono meno rari di quanto sia nell’opinione comune. Per queste ragioni il mio consiglio da tecnico è di non avventurarsi a praticare questo sport se non si è adeguatamente preparati e allenati anche se si possedesse un bagaglio tecnico e di esperienza elevati. A prescindere dall’obbligo legislativo che impone di sottoporsi ad una visita medica specialistica ritengo consigliabile, soprattutto all’amatore, di consultarsi regolarmente con un medico dello sport di sua fiducia anche qualora non praticasse attività agonistiche per adottare tutte le strategie più indicate per continuare a trarre beneficio e a divertirsi nello sport invece che incorrere in rischi per la salute che lo possono trasformare in un calvario sanitario”.

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