Tutela sanitaria

La Lega Calcio Friuli Collinare ha definito agonistica l’attività calcistica svolta nelle manifestazioni ufficiali.
Pertanto – ai sensi del D.M. 18.02.1982 e del D.M. 28.02.1982 – le giocatrici e i giocatori tesserati per le squadre iscritte alle manifestazioni ufficiali indette dalla LCFC devono ottenere il certificato medico d’idoneità specifica al gioco del calcio. Eventuali dichiarazioni liberatorie sottoscritte dall’atleta non hanno, per legge, alcun valore
Il certificato deve essere conservato dal Presidente dell’associazione nella sede dell’associazione sportiva d’appartenenza.
Tale certificato è condizione indispensabile per la partecipazione all’attività agonistica. Per tale motivo saranno effettuate verifiche per accertare il possesso di valido certificato medico da parte di giocatrici e giocatori. Saranno inoltre previste sanzioni per la partecipazione al gioco di atleti senza certificato.

Norme visite mediche

Introduzione riassuntiva degli obblighi previsti dalle norme in tema di visita medica di carattere agonistica.

L’attività calcistica svolta nelle manifestazioni della LCFC è di carattere agonistico. Lo stabilisce l’art. 3, lettera B del Regolamento attività: “L’attività amatoriale è sempre di carattere agonistico, salvo che non sia definita ricreativa nelle norme di partecipazione della manifestazione.
Tale attività comporta che il tesserato si sottoponga con periodicità agli accertamenti sanitari previsti in rapporto allo sport praticato. Lo stabilisce l’art. 3 del D.M. 18 febbraio 1982.
Per il calcio la periodicità è di 1 anno e gli esami sono i seguenti: visita medica, esame completo delle urine, elettrocardiogramma a riposo e dopo sforzo, spirografia.
L’ottenimento del certificato di idoneità è condizione indispensabile per la partecipazione ad attività agonistiche (art. 5). Ne deriva che chi non è in possesso del certificato non può giocare. Non può giocare nemmeno l’atleta sottoscrive una dichiarazione liberatoria, dato che la stessa non ha alcun valore giuridico.
Il certificato deve essere conservato dall’associazione di appartenenza (art. 5). Ciò comporta che il Presidente dell’Associazione non ha solo l’obbligo di conservarla, ma anche di richiederla. In pratica il Presidente risponderà civilmente e penalmente in caso di decesso in campo del giocatore che non avesse ottenuto il previsto certificato.
Non c’è ragione di conservare il certificato oltre la data di scadenza se prima di tale data il giocatore non si è infortunato o non è deceduto.

D.M. 18 febbraio 1982 Norme per la tutela sanitaria dell’attività sportiva agonistica

Il Ministro della Sanità
– vista la legge 26 ottobre 1971, n. 1099, sulla tutela sanitaria delle attività sportive;
– visto il decreto ministeriale 5 luglio 1975, emanato, ai sensi dell’art.2, secondo comma, della sopracitata legge, recante: ” Disciplina dell’accesso alle singole attività sportive”;
– vista la legge 23 dicembre 1978, n. 833, concernente l’istituzione del Servizio sanitario nazionale;
– visto il decreto-legge 30 dicembre 1979, n. 663, concernente il finanziamento del Servizio sanitario nazionale, convertito nella legge 29 febbraio 1980, n. 33;
– visto il decreto del Presidente della Repubblica 13 agosto 1981, art. 23, primo comma, relativo allo accordo collettivo nazionale per la regolamentazione dei rapporti con i medici di medicina generale;
– visto il decreto del Presidente della Repubblica 13 agosto 1981, art. 23, quarto comma, relativo all’accordo collettivo nazionale per la regolamentazione dei rapporti con i medici specialisti pediatri di libera scelta;
– considerata la necessità di stabilire, ai sensi dell’art. 5 del citato decreto-legge 30 dicembre 1979, n. 663, convertito nella predetta legge n. 33/80, i criteri tecnici generali in base ai quali debbono essere effettuati controlli sanitari di idoneità alle attività sportive, per la parte relativa all’attività agonistica;
– sentita la commissione appositamente istituita con decreto del Ministro della sanità, dell’8 maggio 1981;
decreta:
Art. 1. Ai fini della tutela della salute, coloro che praticano attività sportiva agonistica devono sottoporsi previamente e periodicamente al controllo dell’idoneità specifica allo sport che intendono svolgere o svolgono.
La qualificazione agonistica a chi svolge attività sportiva è demandata alle federazioni sportive nazionali; o agli enti sportivi riconosciuti.
Devono sottoporsi altresì al controlli di cui sopra i partecipanti ai giochi della gioventù per accedere alle fasi nazionali.
Art. 2. L’accertamento di idoneità, relativamente all’età ed al sesso, per l’accesso alle singole attività sportive agonistiche viene determinato dai medici di cui all’art. 5, ultimo comma, del decreto-legge 30 dicembre 1979, n. 663, convertito in legge n. 33/80, sulla base della, valutazione della maturità e della capacità morfofunzionale e psichica individuale, tenuto conto delle norme stabilite dalle federazioni sportive nazionali e, per quanto riguarda i giochi della gioventù a livello nazionale, dal Ministero della pubblica istruzione.
Art. 3. Ai fini del riconoscimento dell’idoneità specifica ai singoli sport i soggetti interessati devono sottoporsi agli accertamenti sanitari previsti, in rapporto allo sport praticato, nelle tabelle A e B di cui all’allegato 1 del presente decreto, con la periodicità indicata nelle stesse tabelle. Il medico visitatore ha facoltà di richiedere ulteriori esami specialistici e strumentali su motivato sospetto clinico.
Gli sport non contemplati nelle sopracitate tabelle sono assimilati, ai fini degli accentramenti sanitari da compiersi, a quello che, tra i previsti presenta maggiore affinità con il prescelto dall’interessato.
Nel caso in cui l’atleta praticati più sport, deve sottoporsi ad una sola visita di idoneità con periodicità annuale.
La visita sarà, nel caso predetto, comprensiva di tutte le indagini contemplate per i singoli sport.
Art. 4. In occasione degli accertamenti sanitari di cui all’art. 3 si procede alla compilazione di una scheda di medico-sportiva conforme ai modelli A e B di cui all’allegato 2.
Art. 5. Ai soggetti riconosciuti idonei viene rilasciato il relativo certificato di idoneità secondo il modello di cui all’allegato 3, la cui validità permane fino alla successiva visita periodica. La presentazione, da parte dell’interessato, dei predetto certificato di idoneità è condizione indispensabile per la partecipazione ad attività agonistiche.
Detto certificato deve essere conservato presso la sportiva di appartenenza.
La documentazione inerente agli accertamenti effettuati nel corso delle visite deve essere conservata a cura del medico visitatore per almeno cinque anni.
Art. 6. Qualora a seguito degli accertamenti sanitari di cui all’art. 3 risulti la non idoneità alla pratica agonistica di un determinato sport, l’esito negativo con l’indicazione della diagnosi posta a base del giudizio (allegato 4) viene comunicato, entro cinque giorni, all’interessato ed al competente ufficio regionale.
Alla società sportiva di appartenenza viene comunicato il solo esito negativo.
Avverso il giudizio negativo l’interessato può, nel termine di trenta giorni, proporre ricorso dinanzi alla commissione regionale composta da:
– un medico specialista o docente in medicina dello sport che svolge anche le funzioni di presidente;
– un medico specialista o docente in medicina interna o in materie equivalenti;
– un medico specialista o docente in cardiologia; un medico specialista o docente in ortopedia;
– un medico specialista o docente in medicina legale delle assicurazioni.
La commissione può, in relazione ai singoli casi da esaminare, avvalersi della consulenza di sanitari in possesso della specializzazione inerente al caso specifico.
Art. 7. Il presente decreto sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.
Decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 63 del 5 marzo 1982

Nota: Obbligo del certificato medico di carattere agonistico anche per l’attività amatoriale
Sono giunte molte richieste di chiarimenti in materia di tutela sanitaria a seguito dell’entrata in vigore del Decreto Legge 13 settembre 2012, n. 158, come integrato dal Decreto Ministeriale attuativo del 24 aprile 2013 e modificato dal DL 21 giugno 2013, n. 69.
Le norme in parola attengono, ai sensi dell’art. 7 D.L. 13 settembre 2012, n. 158, all’attività sportiva non agonistica, qualificata anche come amatoriale dal punto 11 del predetto articolo e dal citato decreto ministeriale.
Ciò può creare confusione in considerazione del diverso significato che noi abitualmente diamo al termine “amatoriale”. Il nostro concetto di amatorialità fa infatti riferimento a un modo di praticare lo sport, dove viene posta la persona in primo piano, con i suoi interessi, le sue motivazioni e le capacità motorie e che ha, di conseguenza, la tutela della sua libera circolazione e il ripudio di ogni forma di vincolo. Non ha dunque nulla a che vedere con concetti attinenti al tipo di prestazione sportiva: agonistica e non.
Come detto, la parola amatoriale viene invece usata dalla citata norma solo al fine di definire una prestazione non agonistica. L’art. 2 del DM 24 aprile 2013 infatti così recita: “Ai fini del presente decreto è  definita amatoriale l’attività ludico-motoria, praticata da soggetti non tesserati alle Federazioni sportive nazionali, alle Discipline associate, agli Enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI, individuale o collettiva, non occasionale, finalizzata al raggiungimento e mantenimento del benessere psico-fisico della persona, non regolamentata da organismi sportivi, ivi compresa l’attività che il soggetto svolge in proprio, al di fuori di rapporti con organizzazioni o soggetti terzi”.
In pratica il decreto DL 158/2012 ha sostituito il Decreto Ministeriale del 28 febbraio 1983, che disciplinava l’attività non agonistica, ma non ha abrogato il DM del 18 febbraio 1982, che continua pertanto a regolamentare l’attività agonistica.
Premesso che, ai sensi dell’art. 1 del DM del 18 febbraio 1982, è compito degli Enti di promozione sportiva indicare quale attività è di carattere agonistico, si ricorda che la Lega Calcio Friuli Collinare (espressione sul territorio dello Csen – Ente di promozione sportiva) ha già definito tutta la propria attività di carattere agonistico (art. 3.B Regolamento Attività) e pertanto restano fermi gli obblighi previsti dal DM del 18 febbraio 1982, che, in sintesi, stabilisce quanto segue:
1) nessun atleta può disputare una gara o una frazione della stessa se non è in possesso di un valido certificato medico;
2) è dovere di ogni Presidente impedire la partecipazione al gioco di atleti che non siano in possesso di valido certificato medico;
3) è onere del Presidente dell’associazione conservare per tutta la stagione agonistica il certificato medico di ciascun atleta;
4) eventuali dichiarazioni liberatorie di atleti nei confronti dei dirigenti non hanno alcun valore;
5) non esiste la possibilità di autocertificare il proprio stato di salute;
6) che il certificato medico ha validità per 12 mesi dal suo rilascio.
In altre parole, gli atleti possono giocare solo ed esclusivamente se in possesso di valido certificato medico di idoneità specifica al gioco del calcio, rilasciato da medici specialisti in medicina dello sport, non quindi di un generico certificato di buona salute, rilasciato da medici di medicina generale.
Si ricorda infine che la LCFC effettua controlli per accertare che nessun tesserato disputi una gara senza valido certificato medico (22 RA, 130 e 139 RD) e che il direttore di gara non consente all’atleta di giocare qualora nella lista gara, a fianco al nominativo dell’atleta, risulti che il certificato medico è scaduto (36 e 66 RA).

Norme defibrillatori

Legge n. 229 del 15 dicembre 2016, di conversione, con modificazioni, del Decreto Legge n. 189 del 17 ottobre 2016 – 4° proroga “Decreto Balduzzi”.

(Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 294 del 17 dicembre 2016, entrata in vigore: 18 dicembre 2016)
Articolo 48, comma 18
Le parole: «di cui all’allegato 1» sono sostituite dalle seguenti: «di cui agli allegati 1 e 2» e le parole: «fini alla data del 1° gennaio 2017» sono sostituite dalle seguenti: «fino alla data del 30 giugno 2017».

Nota esplicativa ministeriale 15 novembre 2016 – 3° proroga “Decreto Balduzzi”

Il Ministero della Salute con nota esplicativa del 15 novembre 2016 specifica che l’efficacia delle disposizioni sulla dotazione e impiego dei defibrillatori automatici è sospesa fino al 1 gennaio 2017 su tutto il territorio nazionale.

Decreto Legge n. 189 del 17 ottobre 2016 – 3° proroga “Decreto Balduzzi”.

(Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 244 del 18 ottobre 2016, entrata in vigore: 19 ottobre 2016)
Articolo 48, comma 18
Al fine di consentire nei Comuni di cui allegato 1 il completamento delle attività di formazione degli operatori del settore dilettantistico circa il corretto utilizzo dei defibrillatori semiautomatici, l’efficacia delle disposizioni in ordine alla dotazione e all’impiego da parte delle società sportive dilettantistiche dei predetti dispositivi, adottate in attuazione dell’articolo 7, comma 11, del decreto legge 13 settembre 2012, n. 158, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2012, n. 189, è sospesa fino alla data del 1° gennaio 2017.


Decreto Ministeriale 19 luglio 2016 – 2° proroga “Decreto Balduzzi”

Art. 1 – Al decreto del Ministro della salute, adottato di concerto con il Ministro per gli affari regionali, il turismo e lo sport, in data 24 aprile 2013, all’articolo 5, comma 5, le parole “36 mesi” sono sostituite dalle seguenti: “40 mesi e 10 giorni”. (N.d.R.: cioè fino al 30 novembre 2016)


Decreto Ministeriale 11 gennaio 2016 – 1° proroga “Decreto Balduzzi”

Art. 1 – Al decreto del Ministro della salute, adottato di concerto con il Ministro per gli affari regionali, il turismo e lo sport, in data 24 aprile 2013, all’articolo 5, comma 5, le parole “30 mesi” sono sostituite dalle seguenti: “36 mesi”.


Decreto Ministero della Salute 24 aprile 2013: regolamento attuativo del “Decreto Balduzzi”

Art. 1 Ambito della disciplina
1. Il presente decreto, in attuazione dell’art. 7, comma 11, del decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2012, n. 189, al fine di salvaguardare la salute dei cittadini che praticano un’attivita’ sportiva non agonistica o amatoriale, dispone garanzie sanitarie mediante l’obbligo di idonea certificazione medica, nonche’ linee guida per l’effettuazione di controlli sanitari sui praticanti e per la dotazione e l’impiego, da parte delle societa’ sportive sia professionistiche sia dilettantistiche, di defibrillatori semiautomatici e di eventuali altri dispositivi salvavita.

Art. 2 Definizione dell’attivita’ amatoriale. Certificazione
1. Ai fini del presente decreto e’ definita amatoriale l’attivita’ ludico-motoria, praticata da soggetti non tesserati alle Federazioni sportive nazionali, alle Discipline associate, agli Enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI, individuale o collettiva, non occasionale, finalizzata al raggiungimento e mantenimento del benessere psico-fisico della persona, non regolamentata da organismi sportivi, ivi compresa l’attivita’ che il soggetto svolge in proprio, al di fuori di rapporti con organizzazioni o soggetti terzi.
2. Coloro che praticano attivita’ ludico – motoria in contesti organizzati e autorizzati all’esercizio nel rispetto delle disposizioni normative vigenti devono sottoporsi a controlli medici
periodici ai fini della certificazione attestante l’idoneita’ all’attivita’ ludico-motoria secondo quanto previsto nell’allegato A.
3. La certificazione conseguente al controllo medico di cui al comma 2, che deve essere adeguata e appropriata in relazione ai parametri suddetti, e’ rilasciata dal medico certificatore su
apposito modello predefinito (allegato B).
4. All’atto dell’iscrizione o avvio delle attivita’ il certificato e’ esibito all’incaricato della struttura o luogo presso cui si svolge l’attivita’ ludico – motoria e conservato in tali sedi in copia fino alla data di validita’ o fino alla cessazione dell’attivita’ stessa.
5. Non sono tenuti all’obbligo della certificazione:
a) coloro che effettuano l’attivita’ ludico-motoria in forma autonoma e al di fuori di un contesto organizzato ed autorizzato;
b) chi svolge, anche in contesti autorizzati e organizzati, attivita’ motoria occasionale, effettuata a scopo prevalentemente ricreativo e in modo saltuario e non ripetitivo;
c) i praticanti di alcune attivita’ ludico-motorie con ridotto impegno cardiovascolare, quali bocce (escluse bocce in volo), biliardo, golf, pesca sportiva di superficie, caccia sportiva, sport di tiro, ginnastica per anziani, “gruppi cammino” e attivita’ assimilabili nonche’ i praticanti di attivita’ prevalentemente ricreative, quali ballo, giochi da tavolo e attivita’ assimilabili.
6. Ai soggetti di cui al comma 5, i quali non sono tenuti all’obbligo di certificazione, e’ comunque raccomandato un controllo medico prima dell’avvio dell’attivita’ ludico-motoria per la
valutazione di eventuali fattori di rischio, con particolare attenzione ai soggetti che passano dalla sedentarieta’ alla pratica di tali attivita’ o che si sottopongono a esercizio fisico di
particolare intensita’. Nell’ambito delle campagne di comunicazione di cui al successivo art. 6 viene data ampia informazione di tali raccomandazioni.

Art. 3 Definizione di attività sportiva non agonistica. Certificazione
1. Si definiscono attività sportive non agonistiche quelle praticate dai seguenti soggetti:
a) gli alunni che svolgono attività fisico-sportive organizzate dagli organi scolastici nell’ambito delle attività parascolastiche;
b) coloro che svolgono attività organizzate dal CONI, da società sportive affiliate alle Federazioni sportive nazionali, alle Discipline associate, agli Enti di promozione sportiva riconosciuti
dal CONI, che non siano considerati atleti agonisti ai sensi del decreto ministeriale 18 febbraio 1982;
c) coloro che partecipano ai giochi sportivi studenteschi nelle fasi precedenti a quella nazionale.
2. I praticanti di attività sportive non agonistiche si sottopongono a controllo medico annuale che determina l’idoneità a tale pratica sportiva. La certificazione conseguente al controllo
medico attestante l’idoneità fisica alla pratica di attività sportiva di tipo non agonistico e’ rilasciata dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta, relativamente ai propri assistiti, o dal medico specialista in medicina dello sport su apposito modello predefinito (allegato C).
3. E’ obbligatoria la preventiva misurazione della pressione arteriosa e l’effettuazione di un elettrocardiogramma a riposo, refertato secondo gli standard professionali esistenti.
4. In caso di sospetto diagnostico o in presenza di patologie croniche e conclamate e’ raccomandato al medico certificatore di avvalersi della consulenza del medico specialista in medicina dello sport e, secondo il giudizio clinico, dello specialista di branca.

Art. 4 Attività di particolare ed elevato impegno cardiovascolare patrocinate da Federazioni sportive, Discipline associate o da Enti di promozione sportiva
1. Per la partecipazione di non tesserati alle Federazioni sportive nazionali, alle Discipline associate, agli Enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI a manifestazioni non agonistiche o di tipo ludico-motorio, caratterizzate da particolare ed elevato impegno cardiovascolare, patrocinate dai suddetti organismi, quali manifestazioni podistiche di lunghezza superiore ai 20 Km, granfondo di ciclismo, di nuoto, di sci di fondo o altre tipologie analoghe, il controllo medico comprende la rilevazione della pressione arteriosa, un elettrocardiogramma basale, uno step test o un test ergometrico con monitoraggio dell’attività cardiaca e altri accertamenti che il medico certificatore riterrà necessario per i singoli casi. Il certificato e’ rilasciato dai medici di cui all’art. 3, comma 2, su apposito modello predefinito (allegato D).

Art. 5 Linee guida sulla dotazione e l’utilizzo di defibrillatori semiautomatici e di eventuali altri dispositivi salvavita
1. Ai fini del presente decreto, si intendono societa’ sportive dilettantistiche quelle di cui al comma 17 dell’art. 90 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 e successive modifiche e integrazioni.
2. Ai fini del presente decreto, si intendono societa’ sportive professionistiche quelle di cui al Capo II della legge 23 marzo 1981, n. 91 e successive modifiche e integrazioni.
3. Le societa’ di cui ai commi 1 e 2 si dotano di defibrillatori semiautomatici nel rispetto delle modalita’ indicate dalle linee guida riportate nell’allegato E del presente decreto (vedi nota 1). La disposizione di cui al presente comma non si applica alle societa’ dilettantistiche che svolgono attivita’ sportive con ridotto impegno cardiocircolatorio, quali bocce (escluse bocce in volo), biliardo, golf, pesca sportiva di superficie, caccia sportiva, sport di tiro, giochi da tavolo e sport assimilabili.
4. Le societa’ professionistiche attuano la disposizione di cui al comma 3 entro 6 mesi dall’entrata in vigore del presente decreto.
5. Le societa’ dilettantistiche attuano la disposizione di cui al comma 3 entro 40 mesi e 10 giorni (vedi nota 3) dall’entrata in vigore del presente decreto (vedi nota 2).
6. L’onere della dotazione del defibrillatore semiautomatico e della sua manutenzione e’ a carico della societa’. Le societa’ che operano in uno stesso impianto sportivo, ivi compresi quelli
scolastici, possono associarsi ai fini dell’attuazione delle indicazioni di cui al presente articolo. Le societa’ singole o associate possono demandare l’onere della dotazione e della
manutenzione del defibrillatore semiautomatico al gestore dell’impianto attraverso un accordo che definisca anche le responsabilita’ in ordine all’uso e alla gestione.
7. Ferme restando le disposizioni di cui al decreto ministeriale 18 marzo 2011 “Determinazione dei criteri e delle modalita’ di diffusione dei defibrillatori automatici esterni”, le Linee guida (Allegato E) stabiliscono le modalita’ di gestione dei defibrillatori semiautomatici da parte delle societa’ sportive professionistiche e dilettantistiche. Il CONI, nell’ambito della propria autonomia, adotta protocolli di Pronto soccorso sportivo defibrillato (PSSD), della Federazione Medico Sportiva Italiana, nel rispetto delle disposizioni del citato decreto ministeriale 18 marzo 2011.

Nota 1: obbligo del defibrillatore a carico delle associazioni
È giunta notizia che qualche associazione ritiene che il Decreto Ministeriale del 24 aprile 2013 attuativo dell’art. 7, comma 11 del D.L. 158/2012, che prevede l’obbligo di dotarsi di defibrillatori, non riguarderebbe le associazioni in quanto il decreto attuativo parla solo di “società dilettantistiche”.
Anche se è di palmare evidenza che le associazioni sono cosa diversa dalle società, una appena più attenta lettura dell’articolo 5 ci consente di comprendere che l’accezione “società dilettantistiche” ricomprende anche le associazioni. Proprio il primo comma dell’articolo in parola specifica infatti che: “Ai fini del presente decreto, si intendono società sportive dilettantistiche quelle di cui al comma 17 dell’art. 90 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 e successive modifiche e integrazioni.” La norma richiamata precisa che: “Le società e associazioni sportive dilettantistiche … possono assumere una delle seguenti forme: a) associazione sportiva priva di personalità giuridica disciplinata dagli articoli 36 e seguenti del codice civile; … ”
Ma anche se tale richiamo esplicativo non ci fosse stato, una corretta interpretazione normativa ci porterebbe alla medesima conclusione.
Non ci si può infatti limitare a un’interpretazione che si fonda esclusivamente sul tenore letterale del testo, e non solo per il mancato tecnicismo con cui vengono scritte le norme. Per comprendere la portata di una norma si deve infatti far riferimento anche alle imprescindibili interpretazioni sistematica e teleologica. In altre parole la norma deve essere letta nel contesto normativo e tenendo conto dello scopo che si è proposto il legislatore.
Dal punto di vista sistematico è bene ricordare che il legislatore (e non solo) ha sempre usato in ambito sportivo l’accezione “società dilettantistiche” in modo così approssimativo e generico da far ragionevolmente ritenere che in tale definizione rientrino anche le associazioni. Del resto la quasi assoluta maggioranza delle cosiddette società dilettantistiche sono in realtà associazioni.
Da un punto di vista eziologico è di tutta evidenza che il legislatore abbia inteso imporre l’obbligo dell’uso del defibrillatore a tutto lo sport organizzato e quindi anche a carico delle associazioni. Del resto la distinzione tra associazioni e società riguarda prevalentemente aspetti di carattere patrimoniale, che, non avendo alcun rilievo nella materia in esame, non possono essere certamente posti a fondamento dell’asserita scelta che avrebbe fatto il legislatore di escludere le associazioni dall’obbligo di avere a disposizione il defibrillatore.
In conclusione consigliamo vivamente di non seguire l’azzardata tesi sopra descritta non solo per quanto abbiamo avuto modo di scrivere, ma anche per ragioni cautelative, viste le rilevanti responsabilità che possono derivare dal mancato rispetto dell’obbligo di dotarsi di defibrillatori.

 

Nota 2: entrata in vigore dell’obbligo del defibrillatore 
La decorrenza dell’obbligo di dotarsi di defibrillatori, disposto dall’art. 5, punto 3, è quella prevista al successivo punto 5 del medesimo articolo da linkare e cioè 30 mesi dopo il giorno di pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale: 20 luglio 2013. L’originaria data di decorrenza (19 gennaio 2016) è stata però prorogata prima di 6 mesi (art. 1 del DM 11 gennaio 2016) e poi di ulteriori 4 mesi e dieci giorni (art. 1 del DM 19 luglio 2016). Quindi l’obbligo di dotarsi di defibrillatore decorrerà dal 30 novembre 2016

Art. 6 Educazione allo sport in sicurezza
1. Il Ministero della salute concorda annualmente con il Ministro delegato allo sport e con il CONI i contenuti di una campagna di comunicazione dedicata allo svolgimento dello “sport in sicurezza”.
Alla campagna di informazione possono anche collaborare le Societa’ scientifiche di settore.
2. Le disposizioni di cui al presente articolo si attuano con le risorse strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

Art. 7 Abrogazioni
1. Il decreto ministeriale 28 febbraio 1983 “Norme per la tutela sanitaria dell’attivita’ sportiva non agonistica” e’ abrogato.
Il presente decreto viene trasmesso agli organi di controllo per la registrazione e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.


DL 158/12 (Decreto Balduzzi): estratto

Art. 7 comma 11
Al fine di salvaguardare la salute dei cittadini che praticano un’attività sportiva non agonistica o amatoriale il Ministro della salute, con proprio decreto, adottato di concerto con il Ministro delegato al turismo e allo sport, dispone garanzie sanitarie mediante l’obbligo di idonea certificazione medica, nonché linee guida per l’effettuazione di controlli sanitari sui praticanti e per la dotazione e l’impiego, da parte di società sportive sia professionistiche che dilettantistiche, di defibrillatori semiautomatici e di eventuali altri dispositivi salvavita.


Art. 90, comma 17 L. 27 dicembre 2002, n. 289

Le società e associazioni sportive dilettantistiche devono indicare nella denominazione sociale la finalità sportiva e la ragione o la denominazione sociale dilettantistica e possono assumere una delle seguenti forme:
a) associazione sportiva priva di personalità giuridica disciplinata dagli articoli 36 e seguenti del codice civile;
b) associazione sportiva con personalità giuridica di diritto privato ai sensi del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 2000, n. 361;
c) società sportiva di capitali o cooperativa costituita secondo le disposizioni vigenti, ad eccezione di quelle che prevedono le finalità di lucro.

Modifica decreto Balduzzi

Modifica decreto Balduzzi: iniziativa Regione FVG

La nostra Regione, per tramite l’assessore Gianni Torrenti, si è fatta promotrice di una proposta emendativa del cosiddetto Decreto Balduzzi e del decreto ministeriale attuativo che prevede, per quanto ci interessa, il trasferimento dell’obbligo di dotarsi di defibrillatori dalle “società dilettantistiche” ai proprietari degli impianti sportivi, con facoltà di questi ultimi di porre tale obbligo in capo ai gestori degli impianti stessi.
Tale modifica comporterebbe il conseguente spostamento della responsabilità, derivante dal non regolare funzionamento del defibrillatore, in capo al proprietario o al gestore della struttura sportiva, invece che alla “società sportiva”.
Il 24 marzo 2016 la proposta è stata discussa e approvata dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, presieduta dallo stesso assessore Torrenti, ed è stata quindi trasmessa al Ministro della Salute.
La proposta prevede inoltre:

  1. la limitazione dell’obbligo di presenza di defibrillatori solo “per le gare e per gli allenamenti a tal fine organizzati” (invece di quanto previsto dalla norma: “allenamenti organizzati in preparazione di gare”;
  2. la modifica della frase poco chiara di “attività sportive in movimento” con quella di “attività svolte fuori da impianti sportivi”.

Si confida che il Governo inserisca il provvedimento in un decreto di prossima emanazione.


Lettera al Presidente della Regione Debora Serracchiani

Gentile Presidente,
sono molto sollevato, come penso i nostri soci, dalla notizia che il Ministro della Salute abbia sottoscritto il decreto con cui ha differito di sei mesi l’entrata in vigore dell’obbligo per le associazioni sportive di dotarsi di un defibrillatore.
La soluzione adottata è da accogliere con grande soddisfazione. Da una parte infatti ci consentirà di avere il tempo di rappresentare in ogni sede opportuna la richiesta di modifica normativa affinché l’obbligo dotarsi di defibrillatori sia posto a carico dei proprietari o dei gestori delle strutture sportive, anziché delle associazioni. Dall’altra, qualora la nostra richiesta non trovasse accoglimento, ci consentirà di organizzarci per far fronte a questo impegno, sperando che non si rilevi insostenibile per i nostri affiliati.
Abbiamo molto apprezzato che, in momenti così impegnativi per problemi così rilevanti e pressanti per la nostra società, lei sia riuscita a dedicare attenzione anche a quelli del mondo amatoriale. La ringrazio pertanto, anche a nome di tutti i nostri tesserati, per il suo determinante contributo, che confido voglia continuare a offrirci per permetterci di rappresentare ancora le nostre ragioni nelle sedi istituzionali.
Colgo l’occasione per ringraziare anche l’efficientissimo Massimiliano Crociani, del suo ufficio di gabinetto a Roma, che ci ha fornito puntualmente e dettagliatamente ogni informazione sull’iter che ha avuto la nostra richiesta di modifica normativa.
Con riconoscenza.
Il Presidente della Lega Calcio Friuli Collinare
Daniele Tonino

Corsi BLSD

Con piacere informiamo che sono stati tenuti 4 corsi BLSD per un totale di 81 persone formate tra arbitri e tesserati.
I corsi proseguiranno con le modalità già pubblicate sul Comunicato Ufficiale nr.14/2015.

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Ferma restando la facoltà di ciascuna associazione di rivolgersi a organizzazioni di propria fiducia, vi informiamo che abbiamo raccolto delle proposte che, a nostro avviso, sono interessanti in relazione all’affidabilità degli organizzatori, che sono la Croce Rossa Italiana e due aziende del territorio che, oltre a proporre defibrillatori, tengono anche corsi blsd (uso del defibrillatore) al costo di € 50,00 a persona.
Per quanto sopra, le associazioni interessate a far frequentare a uno o più dei propri associati il corso sopra indicato, dovranno effettuare un bonifico importo pari a € 50,00 moltiplicato per il numero di persone da iscrivere, sul conto corrente intestato alla Lega Calcio Friuli Collinare presso la Banca di Cividale S.p.A. filiale di Buia codice IBAN IT91Q0548463680066570415789. La causale dovrà riportare i seguenti dati: “cod. squadra – corso BLSD per n. ___ persone + “nome e cognome referente” + “n. cellulare” + “indirizzo e-mail”.
Non si accettano pagamenti in altre forme o in contanti per nessun motivo.
Non appena il bonifico sarà accreditato, un addetto contatterà la persona indicata nella causale del bonifico per concordare la data del corso.

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