Marco Cusin: Am. Sette Sorelle, una piccola comunità ma una grande famiglia

Marco Cusin: Am. Sette Sorelle, una piccola comunità ma una grande famiglia

Lo sport è una metafora fantastica della vita. Ci da la possibilità di capire gli errori, di crescere, di provare tante attività dove potersi confrontare, creare delle amicizie e mettersi in gioco in base alle proprie capacità. Lo sport è bello da molte prospettive, da quello giocato a quello dirigenziale.

L’importante è condirlo con un ingrediente fondamentale, la passione. Lo sa Marco Cusin che da quando è nata il Sette Sorelle, squadra amatoriale del comune di San Stino di Livenza, è sempre attivo e pronto a lottare per i suoi colori anche quando altri impegni prendono il sopravvento.  La sua vita sportiva, però, non è  legata solo al calcio, disciplina che ha praticato  nelle giovanili del Calcio San Stino. Finiti gli studi scientifici e intrapreso la vita lavorativa, ha conosciuto l’hockey inline ( San Vito , Sacile , Pordenone, Motta di Livenza le sue squadre)  dove si è tolto anche qualche soddisfazione con presenze in Nazionale e nella rappresentativa Friuli per molti anni. Nonostante gli impegni dell’hockey, Marco non toglie mai  le attenzioni dal Sette Sorelle continuando, dagli albori della squadra, a ricoprire i ruoli di segretario e addetto stampa. Una vita parallela vissuta con grande senso di responsabilità e dedizione. La voglia di mettersi ancora in gioco, le soddisfazioni e le emozioni che regalano certe manifestazioni, la sua disponibilità  lo portano anche su altri campi come quello dell’organizzazione del Carnevale Sansistese, manifestazione che porta in piazza oltre 30.000 persone e dove ricopre la carica di presidente per diverso tempo. Insomma, un personaggio eclettico che fa del suo carattere cordiale e gioviale un punto di forza per coinvolgere e stimolare le persone dei suoi entourage.

Marco, una piccola comunità per un grande progetto.

“Il nome Sette Sorelle deriva da una Località del comune di San Stino di Livenza, l’origine della squadra è quella. E’ una zona rurale dove la piccolissima comunità è molto unita e verte attorno alla chiesetta che ha annesso il campo da calcio con l’area per i festeggiamenti. Da oltre vent’anni mister Moretto, io, e Bortolato Graziano,  siamo in seno alla società , L’abbiamo fondata e ne curiamo i minimi dettagli. Oggi  abbiamo un gruppo dirigenziale di oltre 15 persone, tutti con i loro incarichi e con gli stimoli necessari affinchè tutto fili liscio. Siamo fortunati perché la comunità ci supporta e ci stimola, ne è partecipe e crede nei ragazzi. Nella nostra compagine ha giocato anche il sindaco, il comandante dei carabinieri, altri personaggi di peso ma, per un principio di equità, non ne abbiamo mai fatto un biglietto da visita. Tutti si divertono e sono fieri di far parte della nostra FAMIGLIA”.

Siete sulla breccia amatoriale da tanti anni: qual’è il vostro segreto?

“Qui si corre il rischio di andare sul banale. Il nostro segreto è il gruppo, facciamo tutto assieme, coinvolgiamo più gente possibile, facciamo sentire i ragazzi parte di una comunità. Tutto questo porta risultati”.

Quali sono i giocatori, i dirigenti che meglio rappresentano la vostra realtà?

“Ad onor del vero durante gli anni abbiamo avuto molte persone che ci hanno rappresentato ma credo di non sbagliare dicendo che “Mister Moretto è la persona che meglio impersonifica la nostra realtà. E’ lui che da la carica e le motivazioni, anche personali , è il fratello maggiore che tutti vorrebbero”.

Siete una squadra che ha ottime potenzialità. Gli obiettivi che vi eravate posti ad inizio stagione stanno trovando seguito con le vostre prestazioni?

“ Si ,stiamo cercando di conseguire gli obiettivi che ci eravamo prefissi ad inizio stagione:  non è stato semplice, soprattutto perché non sapevamo gli effettivi strascichi del periodo che stavamo passando”.

Quali sono le persone che non devono mai mancare a una vostra partita?

“Noi puntiamo sul gruppo, non abbiamo nessuna persona importante, dal primo momento che si allenano vige la regola che chi si impegna e si mette a disposizione fa parte della famiglia” .

Voi siete di San Stino Di Livenza. Quali sono gli stimoli che vi spingono a partecipare al Friuli Collinare? 

“Qui torniamo indietro di molti anni. Prima del Collinare partecipavamo ad un campionato “locale” e, in un momento di cambiamento , rimaniamo l’unica squadra amatoriale del comune. Assieme all’allora presidente Simonella passiamo l’estate a valutare varie opzioni. Ci propongono la LCFC. Valutiamo tutti assieme, il progetto ci piace, l’associazione ci sembra solida e seria. Consideriamo che, vista la nostra ubicazione in Veneto Orientale impieghiamo più tempo ad arrivare a Bassano (ovviamente abbiamo valutato la stessa federazione veneta) che non a Trieste, optiamo per la Lega Calcio Friuli Collinare. Scelta che confermiamo ancor oggi”.

Quest’anno la formula del campionato è cambiata. Secondo te ripartire da zero, senza categorie, è stata una buona idea?

“Buttare via le passate stagioni poteva sembrare irrispettoso, poco etico, ma considerando il periodo che stavamo passando, le informazioni che stentavano a passare, l’incertezza generalizzata , forse è stata l’azione più sensata  dove a vincere è stata l’amatorialità  e la voglia di giocare lasciando alle spalle il tutto” .

Chi è il giocatore o dirigente imbattibile nel terzo tempo?

“Anche qui vince il gruppo , siamo un blocco quando ci muoviamo ( il pullman per le trasferte aiuta) ma se tutti fossero un po’ più come il Lucchese della situazione, difficilmente il terzo tempo avrebbe rivali”.

Sette Sorelle 2022
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