Lettera del Presidente Tonino sul progetto Calcioxenìa

Carissimo,

ho deciso di scrivere questa lettera per dare la mia versione dei fatti a seguito delle polemiche che hanno accompagnato la presentazione del torneo Calcioxenia.

Vi garantisco che in direttivo abbiamo discusso su questo progetto e alla fine, anche grazie alle sollecitazioni di Fabrizio, abbiamo deciso di farlo. E dico “grazie” alle sue sollecitazioni, perché anch’io ero perplesso per timore delle ripercussioni che avremmo potuto avere a livello politico, ma il tutto mi ha sollecitato a pensare…

Ho pensato al gioco del calcio. Mi è capitato tante volte, e credo sia successo anche a voi, di vedere sulla spiaggia ragazzi che giocavano a pallone sperando di essere invitato. Quando poi mi trovavo a giocare con loro non mi sono mai chiesto chi fosse quello al mio fianco, da dove arrivasse, chi votasse, cosa pensasse sui vari temi della vita: pensavo solo a divertirmi.

In questo progetto mi sono allenato con alcuni nostri tesserati e i ragazzi rifugiati e davanti al pallone ci siamo ritrovati a giocare senza pensare con chi ero: in quel momento non mi interessava da dove venissero, chi fossero, ma eravamo un gruppo di persone che avevano solo il desiderio di calciare un pallone.

Allora ho pensato che fosse lo stesso desiderio che spinge tutte le settimane i tesserati della LCFC, contro il freddo, contro i mille impegni, a calcare i nostri campi di calcio. Mi sono chiesto: perché tanto clamore se giocano alcuni e nessuno se giocano altri? Non capivo perché per 80 persone abbiamo avuto tanta attenzione di quei giornali che ai nostri 9000 tesserati e alle 300 squadre dedicano poche righe la settimana, non riconoscendo al nostro movimento la considerazione che si merita.

Un’altra polemica ha suscitato il finanziamento di 30.000 euro che ci ha concesso la Regione a sostegno del progetto. Ricordo però che circa dieci anni fa la Regione stanziò proprio la stessa somma per far giocare dei ragazzi che arrivavano da vari paesi esteri come Spagna, Russia, Bulgaria, Romania, Belgio, Azerbaijan, Israele e Australia. Allora nessuno disse né scrisse nulla. Ricordo anche che, dato che non eravamo sicuri del sostegno della Regione, proprio voi, in Assemblea decideste di sostenere la spesa prevista di 30.000 euro anche nel caso in cui il contributo non fosse pervenuto.

Ora ci danno la stessa somma per fare giocare ragazzi provenienti da paesi esteri come lo erano quelli di dieci anni fa. Mi è quindi difficile capire le ragioni delle polemiche che provengono da alcune nostre associazioni, anche perché questa iniziativa non ha alcuna ricaduta economica sulla LCFC.

Non voglio affrontare aspetti che non c’entrano con lo sport, pur rendendomi conto che le nostre idee politiche ci spingono ad affrontare in modo molto differente le problematiche dei richiedenti asilo.

Penso però che ciò non abbia nulla a che fare con la LCFC, che è una associazione che fa sport, e lo fa per tutti.  Per “tutti” si intende i bravi e i meno bravi, e permettere a tutti di giocare un calcio compatibile con le proprie motivazioni, esigenze e capacità motorie, creando nel contempo aggregazione e socializzazione. Uno dei principi al quale abbiamo fatto riferimento quanto siamo nati e che ci ha fatto crescere è la solidarietà. Questo, come altri valori che troviamo nella nostra Carta dei Principi, sono la nostra identità. Per questo abbiamo sempre cercato di creare iniziative, che però non hanno purtroppo avuto altrettanta attenzione, che coinvolgessero persone meno fortunate di noi. In passato infatti abbiamo organizzato tornei con persone diversamente abili, con bambini con sindrome di Down, con ragazzi che hanno ritardi cognitivi, senza nominare tutte le associazioni che abbiamo sostenuto con le nostre iniziative di beneficenza.

Concludo con una battuta: scommetto che molti dei nostri contestatori se trovassero un rifugiato “fenomeno” farebbero volentieri uno strappo ai loro “principi” per farlo giocare nella loro squadra.

A parte la battuta, mi piace ricordare che con noi giocano già 500 stranieri e non tutti sono “fenomeni”, e questo mi fa pensare che forse con questa iniziativa non abbiamo fatto nulla di nuovo. Forse abbiamo seguito una strada che voi stessi avete tracciato.

Spero di essere riuscito a far capire il nostro intento e le nostre motivazioni.

Ma aspettatevi ancora iniziative particolari! La LCFC è una associazione che ha sempre anticipato i tempi e non intende fermarsi.

Quest’anno, per la prima volta, siamo riusciti a portare il nostro modo di intendere il calcio nelle scuole elementari: useremo una tattica e una strategia particolare con i bambini: li faremo semplicemente giocare … ovviamente a calcio. Questo splendido gioco in cui si corre dietro ad una palla senza pensare, magari senza farsi troppe domande …

Cari saluti

Daniele Tonino

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