Intervista doppia: Fabro vs Bittolo

Sabato 26 maggio si accenderanno i riflettori sulla finale del campionato dedicato al campionato over 40 di calcio a 5. Alle ore 19,00, nella palestra di Santa Maria la Longa, a contendersi il titolo i campioni in carica dell’Old Wild West, guidati da Tiziano Bittolo  contro la rivelazione di questo campionato, quello Stappo sulla cui panchina siete Alessandro Fabro. Sarà una partita nella partita con i due mister che, non potendo scendere in campo, vivranno sicuramente un mare di indescrivibili emozioni ma nel contempo dovranno mantenere una certa razionalità per leggere la partita, fare i cambi giusti e motivare i propri giocatori. Un compito non facile perché saranno quaranta minuti intensi dove anche i particolari potrebbero essere determinanti. E allora, prima che uno dei due alzi il tanto sospirato trofeo, li abbiamo intervistati:

 

 

Secondo te qual è il segreto di questa stagione? 

Tiziano Bittolo : “Avere avuto sempre la rosa  a disposizione”.

Alessandro Fabro: ” Il segreto di questa annata sportiva (la prima in assoluto in questo campionato) è stato quello di non avere un solo bomber da grandi numeri ma bensì più di uno: basti pensare che abbiamo due giocatori a quota 15 e ben quattro a quota 13, sinonimo che la squadra ha girato bene portando tutti gli effettivi a segno”.

Qual è il giocatore che quest’anno ha superato le tue aspettative e che vi ha fatto fare un salto di qualità?

Tiziano Bittolo : Sicuramente il nostro portiere Marco Elsa, autore in alcune partite di parate che hanno protetto il risultato. Quello che ci ha fatto fare il salto di qualità, grazie ai suoi gol, è Camillo Bon”.

Alessandro Fabro: “Conosco da tanti anni tutti i giocatori in rosa, con alcuni ci ho giocato per anni e grosse sorprese non ne ho avute. Posso dirvi chi ha confermato quello che già sapevo e che non mi ha assolutamente deluso: Tondon Alessio in porta, più di qualche volta ci ha salvato il risultato, Mattei Andrea, un grande, se gira lui tutta la squadra va a 1000, Simone Bruno, su lui si è già detto tanto, ma non troppo. Ma tutti, veramente tutti,  sono stati straordinari”.

Qual è la squadra che durante il campionato vi ha impensierito di più e perché?

Tiziano Bittolo : “Il Santa Maria, formazione che ha una buona rosa di giocatori che rispecchia la nostra per caratteristiche tecniche e agonistiche.

Alessandro Fabro: “Dovremmo essere noi a far paura, siamo al primo anno e abbiamo raggiunto la finale, siamo una mina vagante…. sto’ scherzando ovviamente: i “Bild” e “Prost” sono stati tosti per tutto il campionato, senza dimenticare Manzignel e Santamaria e “il selvaggio west”, insomma le prime 5 hanno dimostrato di essere veramente delle ottime squadre”.

Quali sono i componenti della rosa più rappresentativi?

Tiziano Bittolo : ” Non ritengo di avere un giocatore più rappresentativo di un altro. Quest’anno si sono messi tutti a disposizione per cui ritengo che la rappresentatività sia la forza del gruppo”. 

Alessandro Fabro: “Quando, assieme a Roberto Notarfrancesco abbiamo formato la squadra, eravamo alla ricerca principalmente di amici, amici che più o meno si frequentano e si conoscono da anni senza badare se sono più o meno dotati calcisticamente (ma se lo sono, ancora meglio), ma anche che, una volta iscritti, dovevano prendersi l’impegno di partecipare compatibilmente con impegni di famiglia e lavoro. Poi ripeto, Tondon in porta è una garanzia, il sostituto Del Zotto ha sempre risposto presente alle chiamate, Mattei un fuoriquota dall’esperienza altissima.  Bruno Degano, Pirusel, DiBenedetto e Carducci , gente dai piedi vellutati, Notarfrancesco, Tavaris, Del Frate Rudi e Giulio, Tuan, Del Piccolo, Travaini e Olivo , gente d’esperienza, con la voglia di giocare, fare bene e soprattutto divertirsi”.

Cos’è per voi l’amatorialità?

Tiziano Bittolo : “Far giocare  tutti, cercando di vincere assieme sia sul campo sia nel terzo tempo”.

Alessandro Fabro: ” Quando ci siamo trovati per la prima riunione siamo stati subito molto chiari: qua si viene per divertirsi, i risultati vengono dopo, molto dopo, non vogliamo litigi o battibecchi ne con gli avversari né tantomeno fra di noi. Inoltre,  finita la partita , se ce n’è la possibilità, si sta tutti assieme per il “terzo tempo”. Due -tre ore a settimana fra sport e amici non fanno male, anzi. Ma prima vengono famiglia e lavoro. Assolti questi due doveri, pensiamo alla squadra. Se poi durante le partite qualche c’è qualche screzio o se non siamo d’accordo su tutte le decisioni dei direttori di gara , l’importante è che al triplice fischio finisca tutto lì. Ecco, questo insieme di situazioni, si può definire, per noi, amatorialità”.

Cosa temete di più dall’altra finalista e quale giocatore avversario vi piacerebbe avere tra le vostre fila.

Tiziano Bittolo : “Sinceramente non temiamo nessuno, abbiamo rispetto di tutti gli avversari ! Senza togliere niente a nessuno, mi bastano i giocatori che ho in rosa” .

Alessandro Fabro: ” Sugli avversari cosa possiamo dire? Hanno dalla loro molte cose, sono i “campioni” uscenti, hanno esperienza da vendere, hanno giocato queste partite diverse volte e sanno come affrontarle , conoscono i propri movimenti a memoria, usano schemi a noi fantascientifici, hanno Camillo Bon, bomber da più di 30reti stagionali, insomma fanno paura e sono sicuramente i favoriti. Come già accennato, Camillo mi farebbe comodo, si, mi farebbe comodo che non giocasse (Camillo non fraintendermi, sei un grande ma se non giochi….). Per il resto mi tengo stretto la mia rosa”.

Quali sono le caratteristiche che un buon mister , a livello amatoriale, deve avere per creare empatia con il gruppo?

Tiziano Bittolo : Deve cercare di far capire che tutti devono giocare e con un atteggiamento sereno e autorevole creare un clima sereno.

Alessandro Fabro:” Sono nel mondo del calcio da una vita, calciatore, calciatore amatore, allenatore amatoriale a 11, dirigente nel settore giovanile ed ora allenatore di c5. Non so se la mia può definirsi esperienza, ma quello che ho fatto l’ho sempre fatto con astrema passione e amore per questo sport: il fatto di avere tanti amici, amici che ti cercano e ti salutano perché ci giocavi assieme o allenavi 15 anni fa, bambini (ora ragazzi) che ti fermano per strada per scambiare 2 parole perché ero loro dirigente 10anni fa, vuol dire che qualcosa di buono l’ho fatto o perlomeno mi sono fatto voler bene. È questo che voglio dal calcio, è un gioco, è un divertimento, quindi, giochiamo e divertiamoci. Tecnicamente i “ragazzi” dello Stappo c5 non hanno bisogno dei miei consigli, sono già maturi ed esperti, al massimo qualche correzione tattica ma niente più, quello che mi preme di più è l’unione del gruppo, l’aiutarsi anche nei “momenti difficili” delle partita, e modestamente credo di saperlo fare”.

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