Filosofia della norma: recesso dall’Associazione di appartenenza

 Il principio fondamentale dell’amatorialità è la libera circolazione del tesserato, nel senso che un atleta ha diritto di giocare con chi e dove vuole, senza essere vincolato alla squadra con cui ha giocato l’ultima manifestazione.

È però evidente che se un atleta potesse cambiare squadra in qualsiasi momento della manifestazione, la sua scelta potrebbe avere vari effetti negativi. Lederebbe i programmi  dell’associazione, che non potrebbe far affidamento su un gruppo di giocatori costituito per portare a termine la stagione nel migliore dei modi. Pregiudicherebbe la regolarità della manifestazione. Tenderebbe inoltre a favorire il proliferare di comportamenti incompatibili con i principi dell’amatorialità, come il mercato dei giocatori e il pagamento degli stessi. Il principio della libera circolazione trova quindi un necessario temperamento nella regola che impone all’atleta di rimanere vincolato per tutta la durata della manifestazione alla squadra con cui ha già giocato. Tale temperamento è ulteriormente ammorbidito dal fatto che il recesso è sempre esercitabile dall’atleta che, nella stagione in corso, non ha giocato partite con la squadra da cui intende recedere. Non si deve a tal proposito nemmeno dimenticare la libertà che il tesserato ha di giocare in altre manifestazioni con altre squadre. Se in un primo momento tale vincolo valeva per ogni manifestazione, da qualche anno nei soli campionati di ampia durata anche l’atleta che ha giocato delle gare può esercitare il diritto di recesso, purché lo faccia entro il secondo mese dall’inizio della manifestazione. Per lunga durata si intendono manifestazioni che hanno una prima fase con più di 9 partite. Le condizioni del mese e delle 9 partite sono sicuramente modificabili, ma ciò che resta è l’impianto normativo volto a tutelare il diritto del tesserato di lasciare quelle squadre dove si trova male o dove non viene fatto giocare per consentirgli di andare a giocare con la squadra in grado di valorizzarlo maggiormente. Purché ciò, come detto, non porti danno alla regolarità del campionato e non favorisca comportamenti incompatibili con l’amatorialità.

Fabrizio Pettoello

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