Dream Team Resiutta, il sogno continua

Era il 1992 quando il sogno di partecipare a un calcio diverso, dove tutti potessero affacciarsi senza particolari patemi d’animo, si realizzò. Costituire  una squadra di calcio amatoriale  era una bella fantasia, un progetto di cui non si poteva sapere l’evoluzione. L’idea però regalava  gioie ed aspirazioni, dava la possibilità a molti ragazzi della zona di rientrare in gioco.  E allora perché non identificare la squadra con un nome che potesse dare speranza e alimentare la voglia di successi sportivi. Ecco che nasce il Dream Team Resiutta, formazione che quest’anno spegne 25 candeline e che festeggierà la ricorrenza alla Festa dell’Agricoltura in programma a Resiutta il 01 ottobre.

Inizialmente l’obiettivo era iscriversi al campionato carnico, situazione che non si verificò per alcune regole che, al tempo, non gli permisero di aderire a quella manifestazione Ci si guardò in giro e la scelta cadde sul Friuli Collinare dove la formazione di Resiutta è anche oggi protagonista. A tirare le fila c’è sempre stato Antonio Cristiano, detto Tony, al timone del Dream Team da sempre. Accanto a lui persone fidate che, negli anni lo hanno sostenuto credendo nel suo progetto: Lio Orlando, arrivato nel 1994 per fare il secondo portiere e poi rimasto in associazione come dirigente, Fulvio Biancolino ora dirigente ma fino a qualche stagione fa pedina importantissima per lo scacchiere di Resiutta, e l’inossidabile capitano Sergio Adami che quest’anno, oltre alle soddisfazioni raccolte con il Resiutta nel campionato invernale è riuscito a centrare, con il Rigolato, il titolo nel carnico amatori.  Ma il vero baluardo, colui che cerca di migliorare la squadra e  di trovare, da 25 anni,  ogni anno  la quadratura giusta è il presidente Antonio Cristiano cosi descritto da Lio Orlando:  “La sua leadership, il suo modo di fare, la sua gestione è stata esemplare perché anche  nei momenti difficili  è riuscito a tenere duro, a compattare il gruppo e a portarlo a fare i terzi tempi nel dopo partita”.  Per cercare di conoscere meglio il Presidente gli abbiamo posto qualche domanda:

Antonio, dopo aver girovagato per i campi dell’alto Friuli ora siete stabili a San Daniele. Come sono stati i primi anni di gestione?

“Partiamo dal presupposto che agli inizi la mia attività era a Resiutta per cui logisticamente cercavo di trovare dei campi per le partite nelle vicinanze. La squadra era quasi tutta del paese per cui, per molti anni abbiamo dovuto fare parecchi sacrifici gestionali perché non sempre avevamo la possibilità di giocare in strutture vicino a casa. Poi la situazione si è stabilizzata e da 15 anni ho trasferito l’attività a San Daniele, paese dove ho trovato ospitalità anche come sede di gioco”.

Quindi in rosa hai atleti della sola zona collinare?

“Se nei primi tempi i ragazzi (tra l’altro qualcuno ci ha seguito) erano del territorio in cui è nata la squadra ora la maggioranza degli atleti è dell’attuale zona.  Ci sono alcune piacevoli eccezioni come il nostro capitano di lungo corso Sergio Adami (di Enemonzo)  e Fabio Maione di Pontebba “.

Tu sei Presidente e mister. Quali sono state le maggiori soddisfazioni raccolte in  questi 5 lustri?

“In realtà sono un tutto fare: mi reputo presidente, mister, psicologo, giardiniere…. Se tocchiamo il campo delle soddisfazioni posso dire che sono tante. Dalle vittorie sportive, al nascere di nuove amicizie, alla consapevolezza che il gruppo è diventato un giusto mix tra gioventù ed esperienza, ma anche il privilegio di poter schierare in campo i miei due figli, di non aver mai perso giocatori per motivi futili ma soprattutto che la nostra idea di calcio sta continuando ad andare avanti”.

Come festeggerete questa ricorrenza?

“Abbiamo un chiosco alla festa dell’agricoltura che si terrà a Resiutta il 01 ottobre. Canteremo le nostre vecchie canzoni, berremo qualcosa insieme, cercheremo di ricordarei momenti belli ma anche quelli bui. Non vogliamo fare nulla di particolare, solo trovarci per passare qualche ora. Sarebbe bello ritrovare tutti quelli che hanno giocato con noi. Se poi  anche i nostri avversari volessero venire a bere qualcosa, noi saremmo felici”.

Paco

 

 

 

 

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